A novembre il mercato dell’auto in Italia ha registrato un calo del 30% rispetto allo stesso mese del 2019. Il colosso giapponese Sony ha ridotto di un milione il numero di console Playstation 5 da produrre entro marzo 2022. Cosa hanno in comune questi due dati? La carenza di microchip.
UNA CRISI GLOBALE
Il mondo che ci circonda funziona grazie ai microchip: auto, Iphone, prodotti per la casa, videogiochi, bitcoin, armi. La pandemia ha messo in crisi la filiera globale con pesanti ricadute sull’offerta aggregata. Di conseguenza, il mercato dell’auto in Italia ha avuto un calo del 30% rispetto allo stesso mese nell’ultima annata pre-pandemia. Tuttavia si tratta di una tendenza globale. Infatti, ad agosto la Toyota ha annunciato un taglio alla produzione di auto del 40%. Sulla carenza di microchip hanno inciso almeno tre fattori. Il primo consiste nell’aumento della domanda di elettrodomestici e device digitali durante i lockdown che ha costretto le aziende a una corsa contro il tempo per adeguare la produzione e a dover scegliere a quali dispositivi destinare i microprocessori disponibili, sacrificando in particolare l’automotive. Il secondo fattore destabilizzante è l’affollamento dei principali colli di bottiglia marittimi. La pandemia ha riportato in cima alle attenzioni dell’opinione pubblica l’importanza delle tratte commerciali via mare. Il caso della Ever Given ha mostrato tutta la fragilità della catena del valore globale. Il terzo elemento da considerare è l’andamento della pandemia: in Cina e negli Stati Uniti diversi porti strategici sono stati chiusi a intermittenza per via delle misure di contenimento del virus. Un porto chiuso compromette l’intera supply chain.
I COLLI DI BOTTIGLIA
A marzo l’incidente della porta-container Ever Given ha rallentato per settimane il traffico merci che attraversa il canale di Suez, snodo strategico che permette la navigazione diretta dal Mediterraneo all’Oceano Indiano, senza la necessità di circumnavigare l’Africa. Per Suez passa il 30% dei container, il 10% delle merci e il 4,4% del petrolio mondiali. L’incidente ha generato perdite di decine di miliardi di dollari per ogni giorno di ritardo. Il canale egiziano non è l’unico grande snodo da tenere d’occhio. Tra i più importanti ci sono lo stretto di Hormuz tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman e lo stretto di Bab-el-Mandeb che collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano, entrambi strategici per il settore energetico. Nel Sud Est asiatico, invece, troviamo gli stretti di Malacca e Taiwan, con quest’ultimo che è anche teatro delle crescenti tensioni militari tra Pechino e Taipei. Garantire la stabilità del flusso di merci attraverso stretti e canali è prerogativa fondamentale per il funzionamento del commercio internazionale.
LE MOSSE DI USA, CINA E UE
Nel 2019 Trump ha congelato i rifornimenti di microchip alla cinese Huawei. Questa mossa rientrava nel piano di decoupling dell’economia americana e cinese. Le aziende cinesi hanno reagito con un aumento delle scorte riducendo la produzione. La nuova amministrazione democratica americana inizialmente ha bloccato la fornitura di semiconduttori anche per i device 5G, per poi concedere la licenza alla vendita esclusivamente per il settore dell’auto, il più colpito dalla carenza di componenti. Recentemente Joe Biden ha ottenuto l’approvazione del Chips for America Act, un piano quinquennale da 52 miliardi di dollari per sostenere la produzione domestica. Anche Pechino sta puntando su un aumento degli investimenti per sviluppare la produzione locale, includendo i microchip tra gli asset strategici per la sovranità nazionale. L’UE ha intenzione di seguire la stessa strada. Ad oggi, in Europa si produce l’8% dei semiconduttori contro il 25% di vent’anni fa, dato che la globalizzazione economica ha reso più efficiente ed economico dislocare la produzione in Asia. Guarda caso i due più importanti player del settore sono la sudcoreana Samsung e la taiwanese TMSC situata nel bel mezzo dell’area geografica oggetto delle mire espansionistiche cinesi. Per questi motivi in cima all’agenda della von der Leyen c’è il tema dell’autonomia strategica e in questa direzione si muove l’European Chips Act, il piano proposto dalla Commissione sulla falsariga di quello americano.
LE MOSSE DELLE GRANDI
I grandi player del mercato dei semiconduttori hanno previsto ingenti investimenti nei prossimi anni per aumentare quantità e qualità della produzione. L’americana Intel ha messo sul piatto 20 miliardi di dollari per realizzare nuovi impianti in USA e UE, Samsung vuole costruire una fabbrica da 17 miliardi di dollari in Texas, mentre la stessa TSMC punta a investire 100 miliardi in tre anni. Ciò nonostante si tratta di progetti a medio-lungo termine che di certo non consentiranno di risolvere l’attuale carenza del mercato. Ma una cosa è certa: la corsa al microchip è in cima all’agenda geostrategica di tutti coloro che vogliono contare sullo scacchiere internazionale.



