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LA CRISI DELLE BIRRE ARTIGIANALI: INTERVISTA A TEO MUSSO, PATRON DI BALADIN

Secondo il celebre dizionario del parlare quotidiano non c’è miglior sinonimo di aggregazione dell’espressione “stasera birretta?”. E, si sa, di questi tempi il concetto di aggregazione non va, giustamente, per la maggiore. Le attività che creano occasione d’incontro (pub, bar, birrerie e ristoranti) sono state le prime a chiudere e le ultime a riaprire. La diretta conseguenza è stata una enorme contrazione nel consumo dei prodotti ad esse, direttamente o meno, collegate: primo fra tutti, la birra. E in particolare la birra artigianale: quella delle bottiglie da collezione, quella profumata e variopinta, quella dei banconi indipendenti, pressoché assente dalla grande distribuzione organizzata (l’unica che macina code in questa grande guerra alla sopravvivenza). Un settore a rischio scomparsa? Lo abbiamo chiesto a Teo Musso, pioniere del settore e patron di Baladin, una dei birrifici più floridi e noti del nostro Paese.

È già possibile tirare le prime somme, farci un’idea di quanto stiano perdendo i birrifici a causa della pandemia?

TM: «È estremamente complesso poter fornire dei dati attendibili. È certo che il lockdown ha ridotto le vendite del comparto artigianale, normalmente orientato al consumo fuori casa che, come detto è venuto meno. La dimensione del birrificio, a mio avviso, è determinante: un elemento per cui possono esser fatte delle distinzioni in tal senso. I produttori più piccoli, con distribuzioni prevalentemente locali, ritengo che abbiano subito meno il problema compensando con una distribuzione “porta a porta”. Crescendo e complicandosi la catena distributiva, i problemi sono sensibilmente aumentati. Va detto che il comparto artigianale non ha un rapporto consolidato con la grande distribuzione e non ha potuto compensare attraverso questo canale commerciale.»

Ha sottolineato come nei supermercati la birra artigianale sia poco presente: la conseguenza è che mentre i tempi del “resto a casa” segnano un aumento del consumo di alcolici e in particolare di birra (i dati di Aprile registrano +18,5%), il comparto delle birre artigianali è in un momento di grande sofferenza. Oggi entrare nella GDO (grande distribuzione organizzata) potrebbe essere una soluzione?

TM: «Da sempre la differenziazione dei canali distributivi permette di ridurre il rischio. Va detto che la grande distribuzione ha, nel corso degli anni, creato un approccio propositivo nei confronti dei produttori artigianali. Ritengo che posizionando correttamente il prodotto, i tempi siano maturi per un ingresso più articolato e strutturato che permetta di far conoscere ad un pubblico più ampio la preziosa offerta dei produttori artigianali italiani.»

L’e-commerce e le annesse piattaforme di delivery possono rappresentare, in un momento come quello attuale, un palliativo per il vostro e per altri mondi legati allo slow food e alla enogastronomia slegata dalla GDO. Quale è il vostro rapporto con questo tipo di servizi? E come li approccerete in futuro?

TM: «L’eCommerce è un canale che permette di dialogare direttamente con il consumatore. Per noi è una fonte preziosa di comunicazione. Restiamo fedeli al canale horeca che riteniamo rappresenterà la continuità aziendale e seppur crescendo, l’eCommerce resterà una parte del nostro business, non il focus primario.»

Vi sono arrivati aiuti dallo Stato? Avete ricevuto finanziamenti da parte del Governo?

TM: «Purtroppo, la risposta è no.»

Per concludere: il vostro settore dovrà, come tanti altri, ripensarsi e abbandonare quella cifra “snob” (in senso positivo) che lo contraddistingue rendendolo sinonimo di qualità e autonomo rispetto al grande mercato da supermercato, o il brutto tempo passerà e dietro le nuvole c’è sempre il sole?

TM: «Fare qualità non significa essere “snob”, anche qualora volessimo leggere positivamente il termine. Diverso è saper comunicare i valori del prodotto per convincere il consumatore, eventualmente anche colui che si recasse al supermercato, a provare le nostre birre. Se saremo stati bravi a far vivere delle emozioni, ritorneranno ad acquistarlo, magari non tutti i giorni ma lo faranno e accetteranno anche di investire qualche centesimo in più per farlo. Comunque, da imprenditore-sognatore, non posso che affermare che il sole c’è sempre dietro le nuvole.»

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