Ike Dowek/Flickr
/

LA GENERAZIONE DEGENERATA

In un momento storico paurosamente lontano l’Italia era una terra ricca di cittadini con un’educazione politica almeno basilare, gente fedele ad un ideale e schierata tra le fila di un partito, anche i meno informati avevano una coscienza e potevano sentirsi rappresentati da chi cercava (o diceva di cercare) un modo per dar loro voce. Questa idea di Democrazia era tipica della Prima Repubblica: orientamenti decisi e grandi masse di cittadini che orizzontalmente venivano “pescati” al fine di creare un elettorato ad hoc.

Dopo anni di battaglie i nostri predecessori hanno acquisito il diritto di nominare loro simili come portavoce della maggioranza, abbiamo creato delle istituzioni per provare a rendere eterna la tanto agognata forma di governo, per radicarla nei cuori e non farne spegnere le idee. Questa volontà di istituzionalizzare una forma di governo ha avuto forti ripercussioni nella società civile, creando una grande (e spesso inefficiente) burocrazia statale, peso che portiamo sulle spalle ancora oggi. Ma il più grande problema è che con il passaggio di generazione in generazione il forte sentimento di attrazione ed infatuazione verso la c.d. Vita Pubblica vada scemando. I nostri familiari più anziani sono scesi in piazza per le loro convinzioni, per far rispettare i propri diritti fondamentali e per crearne di nuovi (si pensi alle grandi battaglie per il divorzio o per l’aborto).

Polibio, aveva capito già millenni fa che l’uomo è schiavo della sua natura, e delineava l’evoluzione delle forme di governo in modo ciclico: dalla monarchia del sovrano unico e divino si passava alla tirannide di un uomo accecato dal potere, dal governo dei migliori (aristocratici) si degenerava nel governo per interessi di pochi, anche il governo più affine alla natura umana, la Democrazia, finiva con l’essere risucchiata da chi le masse le controlla e le sfrutta, le aizza e le placa; la Demagogia è da sempre nemica della Democrazia.

Oggi più che mai il populismo sta gettando le basi per una degenerazione oclocratica, dove non esiste più pianificazione dello Stato a lungo termine ma solamente l’umore del giorno, dove non c’è armonia tra i cittadini e accoglienza per le diversità ma solamente odio per una irrazionale paura verso il diverso, dove lo Stato si sfalda in tante entità e perde la sua interezza.

Questo deterioramento della democrazia nasce dalla costituzione di uno Stato che è naturalmente estraneo al soggetto, un giovane percepisce questa pesante eredità senza aver combattuto per averla, gode di alcuni diritti senza darvi il giusto peso.

Ricordo in questi momenti il concetto medioevale dell’imposizione della morale cavalleresca a tutta la società, ciò avveniva perché i nobili erano i combattenti, la cavalleria, coloro che difendevano i sudditi dai nemici e che quindi creavano un sistema di valori basati sul coraggio e l’onore; col passare del tempo però la nobiltà ha perso questo valore aggiunto rispetto al popolo, cominciando a godere delle proprie ricchezze senza cercare la virtù nel campo di battaglia. Questo affievolirsi del sentimento nobiliare di generazione in generazione ha portato questa classe ad essere solo formalmente “superiore”, nel campo di battaglia ormai scendevano solamente cittadini o militari di professione; i nobili si rinchiudevano nei loro palazzi e cominciavano a rappresentare un’elitè formale pre-esistente e costituita non col sangue, ma col censo. La Rivoluzione Francese ci insegna che questo tipo di società non ha un futuro, tutti meritano di avere pari diritti e pari doveri. Purtroppo oggi vediamo una tendenza simile: la classe dirigente tende a perpetuare se stessa, in Italia la “scalata sociale” è utopia, il lento declino del paese ci spinge nelle fauci del populismo, dell’estrema semplificazione (accompagnata da una buona dose di ignoranza di fondo). Un paese con queste premesse non ha futuro.

La Degenerazione non è irreversibile, un modo per tornare indietro esiste ed è semplice, ma richiede un impegno collettivo.

I demagoghi possono marciare solamente sull’ignoranza della folla, sul modo di porre la questione in base all’interesse, e sulla paura per il futuro che tanto accomuna la gente in questi periodi incerti; ma noi, figli della generazione digitale, che abbiamo la possibilità di conoscere i dettagli di qualsiasi questione in pochi secondi, che possiamo navigare sulla rete per approfondire il nostro sguardo sul mondo. Noi possiamo ma dobbiamo volerlo.

Solamente informandoci e maturando una coscienza politica possiamo, e dobbiamo, scegliere quale sarà il nostro futuro. Qualsiasi strumento è valido, l’importante è sviluppare un’attitudine ad andare oltre la superficialità e a comprendere le cause prime dello scorrere del mondo cosi come lo conosciamo oggi.

Volere è Potere.

                                                                                                                                             SP

 

LASCIA UN COMMENTO

Your email address will not be published.