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FERRAGNI AGLI UFFIZI: SCANDALI O PREGIUDIZI?

Chiara Ferragni ha sponsorizzato gli Uffizi sul suo profilo Instagram, portando un incremento delle entrate. È veramente la persona giusta? Gli insulti sono giustificati?

Dall’insulto “Capra!” di sgarbiana memoria, al più classico “Vai a lavorare!”. Sono solo alcune delle parole che sono state rivolte alla 33enne sotto il post pubblicato dalla pagine ufficiale degli Uffizi, che mostrava lei davanti alla Nascita della Venere di Botticelli. Cosa è successo di così grave e perché i social si sono indignati?

Sponsorizzare la cultura

Bisogna premettere che in Italia sono rari gli esempi in cui la cultura viene sponsorizzata in questa maniera, ossia da personaggi che non la trattano a livello lavorativo. Figure come gli Angela, il professor Barbero, Licia Colò vengono visti di buon occhio quando parlano di cultura, poiché da anni la raccontano nei programmi televisivi. Tuttavia non siamo di fronte ad una Chiara Ferragni con la presunzione di insegnare qualcosa a noi o ai suoi follower. L’influencer ha potuto godere di una visita guidata serale, accompagnata dal direttore del museo Eike Schmidt. Secondo il suo ufficio stampa, lei avrebbe molto apprezzato i dipinti di Botticelli: non solo le “superstar” Venere Primavera, ma, soprattutto, Le storie di Giuditta, e L’adorazione dei Magi con autoritratto dell’artista. Insomma, pare che sia accaduta la miglior cosa possibile quando si visita un museo: imparare e conoscere. Eppure, lei non è stata vista di buon occhio.

La domanda da porsi può essere la motivazione del suo invito. Perché sia chiaro, non è stata una mossa di marketing da lei studiata per sua visibilità (non credo ne abbia bisogno). Si trovava già nel capoluogo toscano ed è stata invitata dal direttore del museo. Il risultato parlano chiaro: il fine settimana successivo alla sua visita ha registrato un 27% in più d’ingressi, soprattuto di giovani (coloro che in maggioranza la seguono). Ma il fine del museo dovrebbe essere incassare dai biglietti, oppure insegnarci qualcosa e appassionarci? Credo che questo ultimo sia uno dei punti centrali del discorso. Lei, da influencer da 20 mln di seguaci, ha fatto ciò che la parola stessa prevede: ha influenzato un gran numero di persone ad entrare nel museo. Non si può certo chiederle di più! La storia postata sul profilo degli Uffizi è anche in lingua inglese, dimostrazione dell’internazionalità del suo pubblico. Resta il problema della qualità della visita. Tutte le persone che recentemente hanno visto le sale lo hanno fatto in maniera consapevole e critica? Difficile rispondere.

La situazione italiana

Il direttore ha dichiarato: “Noi abbiamo una visione democratica del museo: le nostre collezioni appartengono a tutti, non solo a un’autoproclamata élite culturale, ma soprattutto alle giovani generazioni. Anche perché, se i giovani non stabiliscono oggi una relazione col patrimonio culturale, è improbabile che in futuro, quando saranno loro i nuovi amministratori, vorranno investire in cultura. Per questo è importante usare il loro linguaggio, intercettare la loro ironia e il loro potenziale creativo”. Da condividere ogni punto, tuttavia il problema in Italia è forte. I giovani apprezzano e si interessano poco di cultura. Spesso si accusa il sistema scolastico come colpevole dell’ignoranza, ma una critica ulteriore va rivolta ai mass media in genere, che non si comportano da “paladini” della cultura. Sono i servizi scandalistici e di gossip a fare notizie, non per esempio un’importante scoperta archeologica o scientifica.

Guardando l’episodio della Ferragni sotto questa ottica capiamo la bontà del gesto. In questo background culturale e sociale sono importanti figure come lei che motivino e spingano verso la cultura e la sua valorizzazione. Sul suo profilo Instagram promuove spesso prodotti italiani e località nostrane, portando benefici economici al Bel Paese. Anche un completo ignorante in materia non può rimanere indifferente davanti alla Primavera di Botticelli, al Tondo Doni di Michelangelo o ad un’opera di Caravaggio. La curiosità e la meraviglia sono la prime molle verso la conoscenza. Personalmente non riesco a trovare una critica per quanto successo due settimane fa. Trovo che ogni tipo di sponsorizzazione della cultura, che sia almeno presentata in maniera decorosa e non svilente, sia sempre legittima e possa portare solo benefici. Le critiche, infatti, sono piovute in maggioranza per il personaggio in sé, rispetto all’azione. Tocchiamo brevemente questa tematica.

Gli influencer e l’odio

Una domanda provocatoria da fare è: “Sarebbe stato criticato così, fosse stato un Ronaldo, un Johnny Depp, un Hamilton a sponsorizzare gli Uffizi?” La risposta è probabilmente no. Il problema di questo episodio è infatti la protagonista, Chiara Ferragni. Il lavoro dell’infleuncer è molto mal visto in Italia. Lei è la prima come numeri, quindi a prescindere da ciò che posta e promuove riceve delle critiche. I classici commenti come “vai a lavorare” mostrano l’invidia sociale nei suo confronti, poiché è riuscita a realizzarsi nella vita con un lavoro che le porta grossi guadagni. La sua vita privata è molta esposta e anche questo fattore è motivo di indignazione sociale. Ma sono scelte sue, è libera di mostrare ciò che vuole nei limiti del decoro. Le lamentele sotto il post degli Uffizi sono infatti per maggioranza nei confronti di Chiara, dimostrazione dell’odio che si porta dietro. Ma l’odio è assolutamente compensato dai 20 mln di seguaci. Ultimamente sta promuovendo l’Italia compiendo un viaggio culturale in luoghi di riferimento importanti. Poco prima era stata ai Musei Vaticani, dove ha potuto scattare una foto nella Cappella Sistina, dove dovrebbe essere vietato. È stata privilegiate, certamente, ma non è una comune visitatrice. Chiara lo fa per uno scopo, non come fosse una semplice foto ricordo.

Forse non ci si aspettava da lei un’iniziativa del genere, poiché non porta la cultura tra i suoi prodotti di punta. Ma lei, sebbene sia influencer di successo, non può essere appassionata di arte o appassionarsi? Ha avuto un’opportunità unica di visita; questo potrebbe essere motivo di invidia legittima e magari stimolo per andare a visitare o rivedere il museo. Il fenomeno del “fare una foto da una parte perché l’ha fatta anche…” è molto in voga oggi. In questo caso il luogo è uno dei più visitati ed importanti d’Italia. Ben venga che anche questa sia la molla e muova le persone verso la cultura! Si può aggiungere quindi il fattore “fare foto anche io lì” assieme alla classica meraviglia come stimoli ad avvicinarsi ad un’opera. Quando osserviamo un quadro ne facciamo conoscenza e ne siamo arricchiti, e questo rende me e molte persone contente. 

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