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LA PARTITA PIÙ AZZURRA

Se qualcuno mi chiedesse quale partita rappresenta il “calcio italiano” in tutta la sua essenza io senz’ombra di dubbio risponderei Olanda-Italia del 29 giugno 2000.

Partiamo subito con un’osservazione: cosa significa per me “calcio italiano”. Noi italiani siamo sempre stati additati, in ambito sportivo, come catenacciari, difensivisti, brutti da vedere. Ebbene, non c’è niente di più giusto. Basta nasconderci, l’Italia non ha mai vinto da favorita o giocando il miglior calcio. Nel 2006 Francia e Brasile avevano delle rose decisamente superiori, nel 1982 i brasiliani ancora si chiedono come abbia fatto quella Seleçao a non vincere i Mondiali. L’Italia da favorita non ci sa stare ed il gioco rispecchia in toto questa situazione. Il calcio italiano è un calcio umile, conscio dei limiti e di una certa inferiorità dal punto di vista qualitativo. Ma compensa tutto con una intelligenza, in campo tattico ed atletico, che i più rinomati paesi calcistici ancora ci invidiano (basti pensare a quanto abbia vinto la scuola di allenatori italiana).

Anzi, ben venga l’Italia sfavorita. Negli unici anni in cui sembravamo una delle squadre da battere (Corea-Giappone 2002, Usa 1994, Italia 1990) poi è finita malissimo.

L’Europeo del 2000 non finirà meglio. L’Italia perderà in finale contro i rivali della Francia per 2-1 ai supplementari dopo una finale dominata in lungo e in largo. Ma nel cammino che ci porterà a quella cocente delusione, c’è una partita che per me rimane l’emblema del calcio italiano per come io ve l’ho presentato finora.

Sto parlando della semifinale avvenuta il 29 giugno 2000, Olanda-Italia.

L’Italia guidata da Dino Zoff parte speranzosa ad inizio europeo: nonostante gli infortuni di Gigi Buffon e di Christian Vieri pochi giorni prima della partenza la rosa è di tutto rispetto. Magari non la squadra da battere, ma una che può competere per il titolo.

Il percorso dell’Italia rispecchia il valore della squadra: girone passato agevolmente con tre vittorie, battuta poi la Romania ai quarti per 2-0. Sembra tutto facile fino a quando non ci si rende conto che in semifinale l’Italia dovrà fronteggiare l’Olanda.

I padroni di casa dell’Olanda erano una squadra infarcita di talenti che spinti dal proprio pubblico fino a quel momento avevano dominato quella competizione.

La squadra di mister Rijkard è bella da vedere, portano avanti con orgoglio un calcio totale, moderno, volto al dominio del palleggio. Questo è in naturale contrapposizione con quelli che sono i principi del “calcio italiano” che dell’estetica se ne fa ben poco.

Anche questi due “opposti” contribuiscono a rendere questa semifinale magica. Nella bolgia dell’Amsterdam Arena, completamente arancione visto il pubblico di casa, inizia la semifinale.

L’inizio è terrificante, l’Olanda ha proprio un altro ritmo e nasconde la palla all’Italia che, diciamolo, non ci capisce nulla. Sette minuti e Bergkamp prende il primo palo “arancione”. Sembra il preludio ad un dominio dei padroni di casa e questa sensazione va crescendo quando al trentesimo viene espulso Zambrotta, terzino italiano, dopo l’ennesimo fallo su Zenden, freccia impazzita olandese. Italia in 10 e l’Amsterdam Arena pare già agghindata per la scorpacciata. Ci sono anche i primi striscioni “sfottò” che recitano “ITALIA CATENACCIO GO HOME”.

Può andare peggio di così? Ma certo. Basta aspettare altri dieci minuti di pura sofferenza che l’arbitro Merk vede una trattenuta di Nesta ai danni di Kluivert. Rigore per l’Olanda.

Sul dischetto si presenta Frank De Boer. Ora, se nel calcio si vincesse per “meriti sportivi” l’Olanda dovrebbe segnare quel rigore e andare all’intervallo in vantaggio: hanno passato un tempo a strapazzare l’Italia.

I match sono fatti di diversi “momenti chiave” che cambiano in maniera inesorabile ed imprevedibile l’esito del match. Il “momento chiave” di quella partita ha un nome ed un cognome: Francesco Toldo.

Doveva fare il secondo di Buffon, ora si sta giocando la finale da protagonista. Lui contro De Boer. Ammetterà a gara finita di non avere avuto “una illuminazione divina”: aveva passato due giorni a studiare il modo in cui gli olandesi tiravano i rigori. E lo studio porta ottimi risultati, infatti para il rigore. Amsterdam Arena ammutolita, si va all’intervallo sul risultato di 0-0.

“Vabbe l’Italia avrà imparato la lezione ed entrerà nel secondo tempo con un altro spirito vista la brutta figura fatta nei primi quarantacinque minuti”. Invece no. La partita riprende tale e quale al primo tempo, con l’Olanda sugli scudi spinta dal proprio pubblico ed Italia arroccata in difesa della porta di Toldo.

Arriva il minuto di gioco numero 60. L’Olanda ha troppi giocatori in grado di rivoltare la partita: uno di questi è Davids con quel look tutto suo. Davids punta il difensore “meno forte” del pacchetto italiano,Iuliano (che annovera campioni del livello di Cannavaro, Maldini e Nesta) e si fa abbattere all’interno dell’area italiana. Non ci sono dubbi. Secondo rigore per l’Olanda.

Nessuno protesta stavolta, a battere va stavolta Kluivert. Kluivert vs Toldo. Il nostro portierone padovano aspetta, aspetta, aspetta fino all’ultimo per capire dove l’attaccante tirerà il pallone. Poi si tuffa. Il pallone va dall’altra parte ma sbatte sul palo. Si rimane incredibilmente sullo 0-0.

Proprio lì, nel momento in cui tutto poteva crollare per l’ Italia, negli azzurri scatta qualcosa. Nasce la consapevolezza che il Dio del Pallone è dalla loro stavolta. Ma la Fortuna va aiutata e riescono a trovare energie che non si pensava fossero in possesso del gruppo azzurro. La squadra si compatta e più passa il tempo più gli attacchi dell’Olanda fanno meno paura, anche perchè i padroni di casa si fanno prendere dal nervoso dopo i numerosi match ball sbagliati. L’Italia non concede più nulla, anzi nei supplementari ha pure un paio di occasioni in ripartenza che complice la stanchezza non vengono sfruttate.

Arrivano i rigori. L’Italia calcistica trema. I rigori ci hanno eliminato nel 1990, nel 1994 e perfino nel 1998. Si può dire che il nostro rapporto con gli 11 metri è alquanto deficitario.

Eppure proprio i rigori ci hanno permesso di arrivare fino a lì. Qualcosa vorrà pur dire.

Incredibile come i rigori possano invertire favoriti e sfavoriti. Ora tutta la pressione, l’ansia è sull’Olanda padrone di casa. Immaginate che beffa perdere davanti al proprio pubblico dopo aver sbagliato due rigori nei tempi regolamentari.

Il primo tiratore per l’Italia è Gigi di Biagio, che con un suo errore ci aveva condannato proprio 2 anni prima. Stavolta non sbaglia, 1-0 Italia.

L’Olanda propone come primo tiratore De Boer che già nel primo tempo aveva sbagliato il rigore, ipnotizzato da Toldo. Il nostro Francescone si appella ad una statistica” De Boer è mancino, 9 volte su 10 i mancini incrociano. Lo farà anche stavolta”. E così succede. Toldo indovina e para. Italia in vantaggio.

Non c’è neanche il tempo di realizzare cosa sta succedendo che Pessotto si appresta a battere il secondo rigore. Preciso, nell’angolino destro. 2-0.

Ora, l’Olanda probabilmente presa dal nervoso deve aver deciso i rigoristi con il tiro della monetina. Perchè altrimenti non si giustifica come possa presentarsi in veste di secondo tiratore un giocatore come Jeep Stam. Difensore fortissimo, ma di certo non la figura a cui affiderei un rigore. Esito già scritto, palla alle stelle. Italia avanti 2-0

“Mo je faccio er cucchiaio” con questa celebre citazione di origine strettamente romana Totti va a battere il terzo rigore, nell’incredulità di coloro che glielo hanno sentito dire. Ma ormai è evidente che quella sera all’Italia deve andare tutto bene. Totti scucchiaia e Van Der Sar è spiazzato. C’è spazio per un tocco di follia tutto nostrano in quella serata di sofferenza. 3-0 Italia nella disperazione di quello stadio tutto tinto di arancione che sta vedendo il suo sogno svanire.

Il celebre cucchiaio di Totti

Kluivert riaccende la speranza segnando, anche perchè subito dopo Maldini sbaglia.

L’Olanda non può più sbagliare se vuole vincere. E’ il turno di Bosvelt. Rigore rasoterra, per molti i rigori più difficili da parare. Ma non per Toldo quella sera. Para pure quello.

Olanda 1, Italia 3. L’ Italia è in finale.

La storia sarebbe stata bellissima se poi quell’ Europeo fosse stato vinto. Purtroppo non tutte le storie hanno un lieto fine.

Ma quello stoicismo, quella capacità di soffrire e rinascere nell’esatto momento in cui tutto sembra perduto (diciamo pure quella fortuna, che non guasta mai) per me rimangono ad oggi l’immagine più fedele del calcio del Bel Paese.

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