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LA VITA DENSA DI LUCA

Fermatevi un attimo, respirate, sgombrate la mente. Oggi vi parlo della vita densa di Luca. Oggi si trippa.

Escher Maurits C., Hand with reflecting sphere. 1935.

Luca ha trentadue anni, ma non bada molto all’età. Lavora come operaio metalmeccanico presso l’azienda che lui stesso dirige. Potreste pensare che le sue mani siano ruvide, callose. E invece no, l’opposto: le sue sono morbide, levigatissime, e incredibilmente ferme; precise e ferme tanto quanto i suoi ragionamenti. Queste sue doti gli permettono di lavorare anche come orafo, come Re e come giocatore professionista di calcio a cinque. È una sorta di tuttofare, Luca. La sua vita è molto densa.

Matrimonio

Luca è sposato da ben quattro anni. Matrimonio rigorosamente religioso, poiché Luca è molto credente. Tuttavia il suo mondo funziona diversamente: pensate che a sposarsi con Luca fu Luca stesso. Certo qui nel nostro mondo neppure il più ardito dei parroci, dei pastori, o dei vescovi, o dei cardinali si azzarderebbe a sancire una tale unione. Eppure per Luca questo non fu affatto un problema perché, indovinate un po’, fu Luca stesso a celebrare la funzione. Tutto il mondo lo definì come un matrimonio epocale, e nessuno si sbagliava: persino Dio fu presente, alla luce del sole, “sotto gli occhi di tutti” potremmo dire.

È curioso come fino a quindici ore prima del fatidico Sì! Luca non pensasse affatto al matrimonio; non ci aveva proprio mai pensato. Tutto cambiò quando la sera precedente entrò in un pub. Qui trovò dei giovani gioiosi, gagliardi e in festa; poco dopo uno di questi, visibilmente inebriato dall’alcol, salì su un tavolo e urlò a tutta voce: Sono l’uomo più felice del mondo! Domani mi sposo! Non appena finì, un po’ per lo sforzo di urlare, un po’ per l’alto gomito, barcollò e cadde dal tavolo. Cadendo urtò contro Luca, che venne così scaraventato via e finì fuori dal pub, passando attraverso una finestra lasciata socchiusa.

Vi sorprenderà, ma Luca non si accorse affatto di tutto questo, e nessuno si accorse di lui. Era assorto a ripensare alla sua esistenza, e come se nulla fosse, immerso in questo inebriante pensiero, si addormentò proprio lì, fuori dal pub. Quando si svegliò, poche ore dopo, aveva in mente un’idea fissa: sposarsi, o, per essere precisi, sposare se stesso. E così fece.

Svaghi

Per quanto riguarda i suoi hobby, anche qui Luca non smette di sorprenderci. Sebbene cambino spesso (ora ad esempio il calcio a cinque lo occupa molto) i più costanti sono principalmente due: paracadutismo e maratona. Curioso come uno consista nel muoversi in verticale, mentre l’altro in orizzontale. È incredibilmente portato in entrambi: pensate che è capace di passare giorni intera in caduta libera senza mai aprire il paracadute e risalire fino al punto di lancio. È così bravo che quando ha intenzione di atterrare, non necessita neppure di aprire il paracadute, semplicemente si ferma illeso al suolo. Vi lascio solo immaginare le sue abilità di corsa.

Il punto

Per quei pochi che hanno sopportato fin qui questo mio svarione e che non l’avessero compreso, ecco il segreto. Luca vive in un punto, vive in un esatto punto geometrico, quell’entità zero-dimensionale di cui sono fatte le rette, i piani, gli spazi, e tutto il resto. La sua persona, la sua intera esistenza è racchiusa in un unico singolo punto di infinita densità. Immaginare l’esistenza di Luca è impresa ardua: Egli è l’Universo, ed è inimmaginabile per lui anche solo riuscire a concepire qualcosa di altro da sé. Egli è sempre, inesorabilmente unico oggetto dei suoi stessi pensieri, pura contemplazione di sé. Ciò nonostante guai a definirlo egocentrico.

Concludo con una postilla di sincerità. Ho rubato questa idea dal libro Flatlandia di Edwin A. Abbott. È un libro perfetto per l’estate date l’estrema godibilità e ironia. Come si evince dal titolo, al centro di questo breve romanzo non c’è tanto Pointlandia, bensì una terra bidimensionale, Flatlandia, mondo d’origine del protagonista.

Abbott presenta in maniera estremamente intuitiva e divertente le avvincenti questioni legali e politiche che nascono dal vivere in un universo a sole due dimensioni. Tuttavia il vero tema di Flatlandia è l’importanza che la percezione spaziale riveste nella formazione non solo del linguaggio, ma anche della comprensione stessa di noi e dell’universo. Per poterne parlare in futuro però, dovevo prima tentare di darvi uno scorcio su uno spazio che non fosse a tre dimensioni. Dunque considerate questo come una semplice premessa.

Giovanni Duca

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