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PILLOLE DI BEHAVIOURAL ECONOMICS (PARTE TERZA)

Con la serie “Pillole di behavioural economics” vorrei provare a rendere più fruibile il concetto di economia comportamentale, una materia in crescita in diversi Paesi del mondo (soprattutto quelli anglofoni) ma che fatica a decollare nel Belpaese. Oltre a mostrarvi come è nata questa teoria economica, vorrei approfondire il concetto di politiche di nudging (o spinta gentile) e portarne quindi un esempio di applicazione in relazione ai sistemi pensionistici privati.

PARTE TERZA – I CENTRI DI RICERCA SUL NUDGING

I nudge sono uno strumento nato da poco (per saperne di più, leggi il mio precedente articolo!), di conseguenza non è detto che sia stato ancora trovato il miglior metodo per implementarli. Tuttavia, Cass Sunstein ha provato a individuare due approcci che sembrano essere ottimali per attuare questo tipo di politiche. Il primo approccio consiste nel coinvolgere le istituzioni già esistenti, in modo da poter affidare la gestione a funzionari che ricoprono ruoli di massima gerarchia che avrebbero la capacità e la forza giuridica di produrre riforme significative. Questo approccio è il più semplice in quanto non richiede nuove strutture, nuovi uffici e ulteriori finanziamenti; tuttavia, il funzionario incaricato deve avere le competenze e le qualità politiche per poter produrre dei nudging che si basino sul paternalismo libertario.

Il secondo approccio prevede, invece, la creazione di una nuova istituzione, un nuovo ufficio e un nuovo team: le nudge units. Questo tipo di istituzione può avere diversi sistemi di organizzazione. Ad esempio, una nudge unit potrebbe essere formata semplicemente da cinque esperti che avanzano proposte basate sulle ricerche effettuate; oppure potrebbero esserci team più strutturati (e.g. trenta persone) che svolgono ricerche su un’ampia gamma di nudge da implementare.

Sebbene questi due approcci presentino delle differenze, possono essere complementari: il coordinamento e la collaborazione tra un funzionario di governo e una nudge unit potrebbe dare ottimi risultati.

THE BEHAVIOURAL INSIGHTS TEAM

Il Behavioural Insights Team (BIT) è il principale centro di ricerca sulle politiche di nudging (e di economia comportamentale in generale) nel Regno Unito. Questo ente è stato fondato nel 2010 all’interno del Governo britannico, grazie anche alla collaborazione di Richard Thaler. Pur essendo partito con sole sette persone, oggi il BIT conta oltre 200 dipendenti, ha uffici in tutto il mondo e fornisce servizi come consulenza e formazione.

Lo scopo del BIT riprende quello delle politiche di nudging, ovvero la semplificazione e il miglioramento della vita delle persone attraverso l’applicazione dell’economia comportamentale, psicologia sociale e neuroscienza. Per far ciò che questo accada, la principale nudge unit britannica ha la possibilità di collaborare con governi di vari Paesi, imprese e istituzioni locali. Il BIT è di proprietà dell’UK Cabinet Office e della fondazione di innovazione Nesta.

Il metodo di lavoro del BIT prevede, come prima fase, l’identificazione delle politiche pubbliche che hanno come obiettivo quello di migliorare il comportamento degli individui. La seconda fase, invece, è caratterizzata dalla sottoposizione a un periodo di osservazione (in cui vengono effettuate delle analisi qualitative e quantitative) di quei cittadini interessati dalla policy obiettivo della nudge unit. Successivamente, l’obiettivo è quello di capire quanto e se la variabile comportamentale può incidere sulla policy: a questo scopo vengono usati gli studi a controllo randomizzato, esperimenti che permettono di valutare in breve tempo se e quali misure hanno raggiunto lo scopo prefissato.

BVA NUDGE UNIT

La BVA Nudge Unit nasce a Parigi nel 2013 all’interno del dipartimento di innovazione di BVA Group – Société d’études et conseil. Fondata da Eric Singler, questa nudge unit ha l’obiettivo di applicare la scienza comportamentale al settore pubblico e privato creando tanti piccoli nudge in modo da avere costi contenuti e un notevole impatto cumulativo. 

Questa nudge unit lavora su diversi focus comportamentali ed è specializzata in nudge per il marketing, nudge per le città del futuro, nudge per una salute migliore e nudge per delle più efficienti politiche pubbliche.

Una delle più recenti implementazioni di nudging della BVA Nudge Unit è stata concepita per combattere la diffusione del Covid_19. Il nudge architettato prevede semplici accorgimenti per evitare il contagio. Viene infatti fornito un kit – che può essere usato da aziende, istituzioni e famiglie – dal quale è possibile stampare e ritagliare degli avvisi per ricordare alle persone di tenere il giusto comportamento in questa fase di emergenza (ad esempio, lavare spesso le mani). 

IL NUDGING IN ITALIA

Sebbene il nudging venga applicato anche negli USA e nell’UE, preferirei soffermarmi sull’applicazione di queste politiche nel nostro Paese, l’Italia, dove attualmente non è stata istituita alcuna nudge unit pubblica; tuttavia, vi sono stati alcuni tentativi isolati di applicazione di nudge. 

Ad oggi una delle poche nudge unit presenti sul territorio nazionale è Nudge Italia, un laboratorio di ricerca fondato nel 2014 all’interno dell’Istituto Europeo per lo Studio del Comportamento Umano, il cui obiettivo è quello di sperimentare le tecniche di nudging, verificarne efficienza ed efficacia e sviluppare nuove tecniche.

Un tentativo isolato di applicazione dei nudge è avvenuto presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, al fine di verificare quale fosse l’impatto dell’utilizzo delle politiche comportamentali sulla raccolta differenziata. L’esperimento si basava sulla separazione dei cestini nei quali i bicchierini serviti nelle macchinette automatiche andavano gettati. Il primo caso prevedeva semplicemente l’applicazione di un cartello nelle prossimità dei cestini che segnalava come il 70% degli studenti dell’Università di Harvard riciclasse i propri rifiuti. Il secondo caso, pur mantenendo il cartello, presentava una differenza fondamentale, ovvero una più facile accessibilità ottenuta semplicemente posizionando un cestino più grande vicino alle macchinette automatiche rispetto a quello della raccolta non differenziata. Il risultato dell’esperimento è stato convincente: rispetto alla condizione di partenza, in cui solo il 3.9% dei bicchierini venivano separati, il primo caso ha evidenziato una separazione dei bicchierini pari al 36% e il secondo caso addirittura del 97.4%.

Il processo di implementazione delle politiche di nudging in Italia rimane in fase embrionale e, stando a quanto emerge dal dibattito pubblico, senza evidenti necessità di rapide applicazioni. Il sistema culturale che ad oggi ha meglio favorito lo sviluppo dell’economia comportamentale è senza dubbio quello anglo-americano, ma sono sicuro che in futuro l’economia comportamentale potrà prendere piede anche nel nostro Paese.

Alvise Pedrotti


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