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RISPARMIATECI UN SANTO IN LAMBORGHINI

“Risparmiateci un santo in Lamborghini”. Ossia, del popolo che guarda al dito o al portafoglio, e che il punto fatica ad inquadrare.

Fa tutto “sistema” e buon brodo: il Primo Maggio festa della sinistra populista, Fedez “parlaci di quando andavi con Casaleggio”, “critica Amazon se hai il coraggio”, tu proletario dal castello, e la chiamata mettila per intero che sforbiciata così boh magari volevano dire altro, una volta Berlinguer e De Andrè e oggi Letta e i Ferragnez.

E allora poi viene naturale adeguarsi, al sistema, e guardare solo al dito, quello di Matteo Salvini che indica il logo Nike, “alla faccia del divieto in pubblicità”, l’utero in affitto, i canti vietati e la legge liberticida e nuovi reati che non servono e bacioni alla luna che continuo a dire panzane.

Fanno sistema i giornalisti che “ma mica è stato zittito”, come se il fallimento di una censura fosse meno grave di una censura andata in porto.

Fa brodo rabbrividire per il fatto che un’artista sul palco del Primo Maggio, che un palco casuale e privo di significato non lo è stato mai, debba attendere l’approvazione politica di un discorso, salvo poi questionare sull’assenza del contraddittorio. Consegna: il candidato contraddica cortesemente le frasi: «Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno»; «I gay? Che inizino a comportarsi come tutte le persone normali»; «I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie».

Fanno brodo i politici che si cibano dell’efficacia altrui e che sostengono con mano sul cuore le gesta del rapper, salvo poi aver espresso essi stessi le nomine per i vertici RAI attuali in conformità alla legge 220/2015, nonostante il potere di cambiarle fosse incluso nel programma dell’esecutivo. “Ma sei Rai 3 e Ilaria Capitani sono di sinistra!”: non c’è da sorprendersi, ha detto bene: “è il sistema baby!”.

Fa sistema chi ieri è caduto dal pero, o meglio chi ha scelto un pero più basso dal quale non si è voluti cadere prima e sul quale rimanere per non cadere dopo. Elio delle Storie Tese ’91, Cisco dei Modena City Ramblers ’02, Lolli ’10: storie di inopportuni che ci fanno scoprire oggi che i canali televisivi, i telegiornali e i salotti d’opinione sono politicizzati e non gradiscono certe uscite scomode. Acqua calda. La vita è un pendolo che oscilla tra la denuncia e la lottizzazione della RAI.

Però ci ha regalato Valerio Lundini.

Fa sistema la contrapposizione manichea che si genera ogni qual volta vengano sollevate tematiche che richiedono profondità di analisi e di vedute. Perché se è assolutamente vero che non è necessariamente omofobo chi ha perplessità, anche forti, sul ddl Zan, è anche necessario che queste perplessità siano espresse in maniera chiara, puntuale e costruttiva, altrimenti verrebbe da definire chi agisce in tal modo quantomeno ostruzionista.

E fa sistema la lotta fra benpensanti che non si scandalizzano perché il Senatore Salvini non ha condannato le frasi riportate da Fedez, ma piuttosto precisano che “registrare una chiamata è reato e grillismo in purezza”.

Tutto questo contribuisce a quel sistema: in cui ci si dimentica che un servizio pubblico deve essere garanzia di libertà e democrazia. Sempre. Senza eccezioni. E ancora di più in tema di diritti civili.

In un paese di omertosi dove chi denuncia l’omofobia in televisione trema e in cui chi usa termini razzisti può farlo davanti a milioni di spettatori, il discorso di Fedez è l’esempio perfetto di come si usa bene il proprio privilegio, il proprio potere mediatico per veicolare un messaggio importante.

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