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LA CIMA DELLA MONTAGNA

Oggi Marco Pannella avrebbe compiuto 91 anni e nei quasi cinque dalla sua scomparsa, molti sono gli accadimenti che fanno apparire il 2016 un anno lontanissimo. Paradossalmente, per le notizie e gli scontri che tornano a fare notizia in America, sembra meno lontano il 4 aprile 1968, giorno in cui fu assassinato Martin Luther King. Quel giorno si trovava a Memphis, nel Tennessee dove si era recato per sostenere la battaglia di alcuni impiegati afroamericani in una società di nettezza urbana che chiedevano la fine degli abusi sul lavoro e maggiori diritti. Il giorno prima di essere ucciso da un colpo di fucile sparato da James Earl Ray, il reverendo 39enne di Atlanta tenne un incontro e un comizio con i lavoratori che era andato a sostenere e pronunciò quello che sarebbe stato il suo ultimo discorso, noto come “il discorso della montagna”. In quell’occasione disse:

Tutto ciò che diciamo all’America è: ‘Sii fedele a cosa hai scritto sulla carta’. Se vivessi in Cina o persino in Russia, o in qualsiasi Paese totalitario, forse potrei capire alcune di queste ingiunzioni illegali. Forse potrei capire la negazione di alcuni privilegi del Primo Emendamento, perché là non sono previsti. Ma da qualche parte ho letto della libertà di riunione. Da qualche parte ho letto della libertà di parola. Da qualche parte ho letto della libertà di stampa. Da qualche parte ho letto che la grandezza dell’America è il diritto di protestare per il diritto. E allora, non lasceremo che i cani o gli idranti ci facciano indietreggiare, non permetteremo a nessuna ingiunzione di farci indietreggiare. Noi continueremo.

Il discorso della montagna, Martin Luther King

Ma che c’entra Martin Luther King? Trovo significativo che dopo quasi quindici anni dedicati alla lotta per i diritti civili e la desegregazione, avesse esteso il campo d’azione passando alla difesa dei diritti sindacali, perché i primi sono la premessa per i secondi. Il discorso della montagna, tuttavia, riflette la centralità dei diritti civili come base su cui edificare società in cui gli ultimi e i più indifesi non vengano esclusi.

Anche Marco Pannella ha sempre posto al centro della sua azione i diritti civili con particolare attenzione alla questione della giustizia e al diritto dei cittadini di conoscere per poter deliberare. Le conquiste realizzate a partire dagli anni ’70 con la legalizzazione del divorzio e dell’aborto, il diritto di voto ai diciottenni, il rispetto dei diritti degli omosessuali e dei transessuali, il diritto a morire con dignità, hanno accompagnato costantemente un’azione a tutto campo portata avanti nelle aule parlamentari e nelle piazze, con un convinto uso del referendum che, nonostante un’informazione del servizio pubblico tutt’altro che democratica, permetteva ai cittadini di conoscere e partecipare.

Negli anni si sono moltiplicati gli attori individuali e a livello associativo che in forme e modi diversi si spendono per assicurare nuovi diritti per le minoranze e le classi più deboli. Per rimanere in casa radicale, grazie alla sensibilizzazione e diffusione di conoscenza operata da Pannella, il tema della detenzione e del rispetto dei diritti dei carcerati risulta meno oscuro. Benché ancora insufficiente per poter superare molte delle criticità che affliggono il mondo dell’esecuzione penale, la società italiana ha iniziato a sviluppare una coscienza e un’attenzione assai maggiore rispetto all’inizio degli anni 2000. Tuttavia, rimangono intatti i problemi legati alle condizioni con cui viene trattato chi è sotto la custodia dello Stato, una giustizia penale e civile troppo lenta e il ricorso al diritto penale sempre più frequente.

Per questo, specialmente nell’ultimo decennio della sua vita, Marco Pannella era tornato ad impegnarsi in particolare, da un lato, sull’urgenza giustizia con l’appendice carceraria, seguendo il pensiero di Voltaire secondo cui “il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri” e, dall’altro, sull’informazione, con l’iniziativa per il diritto alla conoscenza che si sta concretizzando in questa fase con un riconoscimento da parte dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.

Vedremo se il progresso lento ma inesorabile che abbiamo registrato negli ultimi decenni sui diritti civili, anche grazie alle nuove generazioni, ci sarà. L’incognita maggiore è se, come diceva Luther King, riusciremo a salire fino in cima alla montagna per poter dire un giorno, come fece Marco Pannella il 2 maggio 2016: “storicamente, abbiamo già vinto”.

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