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SCHWAZER E LA METAMORFOSI GIORNALISTICA

Il 18 febbraio 2021 il Tribunale di Bolzano ha disposto la archiviazione del processo contro Alex Schwazer, dichiarandolo innocente. Finisce quindi con un “e vissero tutti felici e contenti”? Oppure vogliamo cogliere l’occasione per rivedere e rivalutare certi principi che caratterizzano giornali e mass media in Italia?

Troppo facile ora. Troppo facile prendersela con chi 5 anni fa ha rubato un sogno ad un ragazzo che si avvicinava alle Olimpiadi con la speranza di un oro che potesse cancellare la squalifica per doping del 2012 (quella fu verificata e ammessa dall’atleta stesso).

Il 22 giugno 2016 la FIDAL squalifica il maratoneta in seguito ad un controllo delle urine che presentava delle anomalie. Proprio pochi giorni prima della gara a cui Alex arrivava come grande favorito. Non si intendono qui fare dietrologie o analisi su possibili complotti, ognuno sviluppi da solo la sua idea a riguardo. Ciò che rimane è il circo mediatico che si scatenò nei confronti dell’atleta. Dai titoloni dell’amato giornale rosa fino ai trafiletti dei giornali non di stampo sportivo chiunque si è lanciato in giudizi e commenti sull’atleta e sulla sua condotta.

Schwazer i problemi legati al doping li aveva già vissuti quattro anni prima, nel 2012. Il doping non ti addita solo come “imbroglione” nel mondo dello sport ma ha una influenza nella vita privata della persona. Agli occhi di tutti non sei più lo stesso (ed anche qui si solleva il problema di dover distinguere dopato da drogato, ma già questo meriterebbe un articolo a parte).

Tanto per fare un esempio, una conseguenza della prima, giusta squalifica fu la rottura con Carolina Kostner, pattinatrice che per sua stessa ammissione disse che la sentenza di allora le fece perdere tutta la stima per la persona che aveva al suo fianco. L’Arma dei Carabinieri di Bologna presso cui lui lavorava lo congedò sospendendolo dal servizio. Pure la Ferrero con cui aveva un contratto in vigore decise di non rinnovarglielo, non potendolo accettare come uomo immagine.

Insomma, l’etichetta di “dopato” ha una influenza estrema su quello che la gente pensa di te. Alex si è trovato di punto in bianco solo e costretto a reinventarsi e attenzione, lungi da me dire che è sbagliato. Lui in primis ammise il suo errore ed accettò tutte le conseguenze senza proferir verbo, conscio di quanto un atleta sia un esempio ed in quanto tale debba dare di sè un’immagine il più possibile corretta.

La mia riflessione va fatta su come gli organi di stampa (o più in generale, i notiziari) debbano relazionarsi con queste notizie. Perchè se un ragazzo di 24 anni, assolutamente avulso da quelli che sono gli orizzonti giornalistici, capisce la portata di certe etichette è impossibile che chi opera nel settore dei mass media non si renda conto di quanto le parole pesano.

Il carosello di sostegno ad Alex e tutte le iniziative di sostegno attivate in questo finale di febbraio non vanno a riempire il vuoto che è stato creato intorno all’atleta in questi 4 anni. Questo vuoto non voluto da lui che fin dalle prime battute si è sempre professato innocente.

L’intervista di Alex Schwazer subito dopo la squalifica, da Fraser TV

Pochissimi giornalisti hanno mantenuto i propri articoli su toni moderati o oggettivi, senza voler sentenziare o fomentare l’astio verso Schwazer. Questo perchè? Perchè dare al lettore un nemico, un esempio di “come non essere” aiuta.

Alex Schwazer capitava a fagiolo. Già 4 anni prima ci era cascato, ci si poteva far scappare l’occasione di rianimare il Tribunale del Popolo? In questi casi infatti non si calcola mai l’influenza che determinate parole e frasi possono avere su una persona, si applica il principio del “L’importante è che se ne parli”. Se poi sono bugie poco importa, il lettore vuole vedere alla gogna una persona ormai riconosciuta come sleale e vergognosa.

A calmare i toni quattro anni fa di certo non hanno contribuito i “colleghi” di Schwazer: dalla Pellegrini a Tamberi nessuno si è fatto problemi a scagliarsi contro Alex. Salvo ora bofonchiare “Vabbè se davvero è stato incastrato è una vergogna”.

Questi 5 anni non glieli ridarà più nessuno. Non c’è Sanremo o “Che Tempo Che Fa” che tenga. Nessuno ha mai voluto parlare o dare una finestra ad Alex in questi anni in cui lui potesse sfogarsi.

Con questo articolo non si vuole assolutamente dire che “Alex è stato squalificato per colpa dei mass media”. Alex però è stato escluso per colpa dei massi media, questo sì. Le procedure che 5 anni fa hanno portato alla sua squalifica erano state poco chiare fin dall’inizio. Eppure pochissimi articoli hanno evidenziato questo, hanno preferito il fuoco che arde ogni lettore “vomita-sentenze”.

Ad oggi non bisognerebbe schierarsi con Alex. Ora non ha bisogno di quel sostegno che 5 anni fa gli fu negato.

La cosa più sincera da fare ora sarebbe quella di scusarsi con Alex. Cosa che ancora non è stata fatta.

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