Putin felice per piombino
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Alla faccia della sicurezza nazionale: a Piombino il ricatto NIMBY, mezzo miliardo estorto ai contribuenti

26 Ottobre 2022

Qualcuno potrebbe dire che, in taluni casi, l’interesse nazionale non abbia prezzo e sia da perseguire in ogni modo. Nel contesto storico e geopolitico in cui viviamo, sicuramente, l’installazione dei rigassificatori rientra in queste casistiche. Eppure, è impossibile non storcere il naso osservando le enormi compensazioni che il governo ha concesso ai cittadini di Piombino per aver accettato l’arrivo di Golar Tundra nel porto della città.

La nave rigassificatrice Golar Tundra

Piombino e Ravenna: soldi dei contribuenti a volontà

Giani, presidente della Regione Toscana e commissario straordinario per l’opera, ha annunciato il via libera, ma ai contribuenti italiani costerà parecchio. Soprattutto a fronte dell’assenza di costi economici, sociali o ambientali che la comunità di Piombino dovrà sobbarcarsi. È, quindi, mezzo miliardo il prezzo che il fronte NIMBY ha imposto a Giani e al governo. Parliamo, sostanzialmente, di un ricatto. I vantaggi per i piombinesi saranno cospicui, tra cui il 50% di sconto sulle bollette per i prossimi 3 anni, ovvero il tempo di permanenza della nave rigassificatrice.

Anche a Ravenna ci sono state delle compensazioni, anche se meno onerose. Parliamo di 90 ettari boschivi sul litorale del lido ravennate di Punta Marina e il completamento di una pista ciclabile di 30 chilometri.

I dibattiti pubblici come in Francia

In Francia e in Gran Bretagna si organizzano dei “dibattiti pubblici” che coinvolgano le comunità dei luoghi in cui le grandi opere si devono realizzare. Va benissimo. In questo modo francesi e britannici sono riusciti a fare enormi passi avanti in termini di superamento delle ostilità locali.

Ma è già un caso limite, perché i tempi sono molto stretti. Quando si parla di sicurezza nazionale può essere un rischio perdere mesi per dialogare con decine di comitati che si opporrebbero a prescindere a qualsiasi opera.

Stop NIMBY, tra ricatti e debito pubblico

L’installazione di entrambi i rigassificatori garantirà 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno e agevolerà l’emancipazione dalle fonti energetiche russe. Andava fatto. Ma serve una riflessione franca che vada al di là del contingente.

Sarà pure eterogenesi dei fini, ma Putin è stato felice di questi mesi di ritardo e sarebbe stato ancora più entusiasta se i piombinesi avessero avuto richieste più ambiziose. Più ricatto, più tempo perso, più instabilità, meno approvvigionamenti di energia. Anche per questo è sbagliato trattare con chi mette in discussione la sicurezza nazionale: bisogna mandare l’esercito. Ricattare lo Stato, in questo caso, quindi, i propri connazionali, senza motivazioni serie è inaccettabile.

Se passa questo concetto, inoltre, realizzare grandi opere diventerà ancora più costoso e i tempi cresceranno ancora. Le comunità forzeranno sempre più la mano e le analisi costi-benefici saranno sempre più sfavorevoli.

L’Italia, infine, può permettersi di continuare a indebitarsi per accontentare i capricci del popolo no-tutto? La risposta è chiaramente no. Non solo perché in questa particolare fase qualsiasi governo ha poco spazio di manovra. Ma anche perché dobbiamo superare la logica per cui i problemi si risolvono coi “soldi pubblici” quando ci sono altre opzioni. È una delle tante invenzioni sadiche della sinistra: in realtà esistono solo i soldi dei contribuenti. In questo caso degli altri contribuenti.

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