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TRADIZIONE O PROGRESSO. DIMENSIONE INTERNA E INTERNAZIONALE DEL BIVIO POLACCO

In Polonia si sta riproducendo lo scontro tra forze populiste e progressiste con il quale ormai ci siamo abituati a convivere a livello europeo e mondiale. Le elezioni vedono il presidente uscente Andrzej Duda in affanno, nonostante i sondaggi lo dessero come vincente al primo turno. Infatti, come abbiamo potuto osservare negli ultimi giorni, l’avversario liberale di centrodestra Rafał Trzaskowski è riuscito ad ottenere molti consensi, ed ora le sorti del paese si decideranno al ballottaggio. Quali sono le dinamiche internazionali ed interne che colorano questa sfida? Quali saranno le conseguenze per la Polonia in caso di vittoria di uno dei due contendenti?

Lo scorso 28 giugno la Polonia si è mobilitata in massa per andare alle urne in occasione delle elezioni presidenziali. Nei primi giorni dello stesso mese la notizia della scelta di tale data è stata annunciata alla popolazione dalla presidente della Camera Elzbieta Witek. Finalmente veniva reso noto il momento scelto per sopperire al mancato voto del 10 maggio, saltato a causa della pandemia. Tuttavia, le elezioni non si sono concluse con un vincitore netto, e il ballottaggio segnerà l’inevitabile conclusione di questo testa a testa politico. Le due figure che si contendono la carica ora sono il presidente uscente Andrzej Duda, legato al partito di destra radicale Diritto e Giustizia (PiS), ma ufficialmente autonomo, e Rafał Trzaskowski, esponente del partito liberale di centrodestra Piattaforma Civica.

La nazione polacca è andata alle urne in blocco, facendo registrare l’affluenza più alta dalla nascita del regime democratico polacco negli anni ’90, quando Lech Wałęsa, il primo Capo di stato liberamente eletto, salì al potere. I dati raccolti indicano che la sera del 28 erano andati a votare più del 60% degli aventi diritto, contro il 48% del 2015. Numeri molto alti che certamente fanno intuire quanto i polacchi abbiano compreso l’importanza di questa tornata elettorale.

Il voto infatti cade in un momento cruciale per le sorti della Polonia in Europa. Poche settimane prima, la Commissione europea aveva avviato l’ennesima procedura d’infrazione ai danni di questa nazione. La quarta dal 2017. L’accusa è quella di aver minato l’equilibrio tra i poteri con leggi quantomeno dubbie. Una di queste (approvata a dicembre 2019, poi entrata in vigore a febbraio 2020) minerebbe l’indipendenza dei giudici nazionali e sarebbe incompatibile con il principio del primato del diritto dell’Unione Europea. La procedura, se portata a termine, potrebbe portare alla sospensione del diritto di voto in sede di Consiglio per il paese sotto accusa.

Tuttavia, non è solo la questione europea che deve preoccupare e far aumentare il livello di attenzione nei confronti di queste elezioni. La deriva semi-autoritaria presa negli ultimi anni dalla Polonia mette in apprensione la popolazione e gli osservatori internazionali. Queste elezioni potrebbero rappresentare una svolta, visto che il governo uscente ha minato pesantemente lo stato di diritto polacco. Infatti, oltre alle leggi che indeboliscono l’indipendenza del sistema giudiziario, anche la stessa libertà di espressione e i diritti delle minoranze a livello sociale sono stati ridotti drasticamente. La discontinuità rispetto all’amministrazione precedente in questo caso sarebbe altamente positiva agli occhi degli altri paesi e di molti polacchi. 

Tuttavia, non tutte le figure dello scacchiere politico internazionale sono così ostili al governo uscente di Duda. Il presidente statunitense Trump infatti lo vede come papabile alleato ideologico e politico. A riprova di questo fatto, il leader polacco è stato ricevuto il 24 giugno alla Casa Bianca, primo capo di Stato ospitato da Donald Trump dall’inizio della pandemia. Il focus principale dell’incontro è stata la smobilitazione di truppe statunitensi dalla Germania e la possibilità di indirizzarne una parte verso la nazione polacca. Infatti, l’ambasciatrice degli Stati Uniti in Polonia, Georgette Mosbacher, aveva già comunicato alla rete televisiva giornalistica TVN24 che gli Stati Uniti avrebbero vagliato la possibilità di inviare altre 1.000 unità militari nel paese, oltre alle 5.000 già presenti.

Del resto, questa possibilità non è del tutto campata in aria. Non è infatti una novità che gli Stati Uniti decidano di sfruttare la Polonia come pedina per fare pressioni contro stati particolarmente restii a sottostare al volere americano, come l’indomita alleata Germania e la Russia, avversaria di lungo corso. È da ricordare infatti la minacciata possibilità di trasferire in Polonia parte delle testate atomiche dalla Repubblica Federale per mettere a tacere il dibattito accesso dai socialdemocratici sull’ombrello nucleare.

Ad ogni modo, al di là delle dinamiche internazionali, ora anche a livello interno la situazione è diventata cruciale, e il 12 luglio Andrzej Duda sfiderà al ballottaggio Rafał Trzaskowski per la carica presidenziale. I due contendenti, pur avendo visioni similari su alcune politiche sociali, differiscono sostanzialmente sulla maggior parte delle soluzioni proposte per i problemi della Polonia.

Rafał Kazimierz Trzaskowski, sindaco della capitale polacca dal novembre 2018, è un politico ormai pienamente inserito e riconosciuto nei processi decisionali nazionali ed europei. Al contrario del suo contendente, che con le sue politiche spesso si è inimicato l’establishment di Bruxelles, Trzaskowski è apertamente filo-europeista, ed è stato eletto parlamentare europeo nel 2009. Dopo la sconfitta del suo partito alle elezioni del 2015, sempre contro Diritto e Giustizia (PiS), si è comunque occupato di affari esteri dalle fila dell’opposizione. Alle presidenziali del 28 giugno si è presentato come candidato volto al cambiamento dello status quo polacco, ma già come sindaco di Varsavia non ha mancato di farsi notare come figura altamente progressista.

Le sue iniziative potrebbero dare nuovo respiro alla comunità polacca e alle minoranze che al suo interno chiedono sempre più spazio. Nel corso della sua carriera si è distinto per aver siglato dichiarazioni a supporto alla comunità LGBT, l’essere a favore del matrimonio tra coppie dello stesso sesso, promuovere leggi sull’aborto meno restrittive e l’aver attuato una serie di riforme atte ad una svolta più green e sostenibile per la capitale. Tutte queste azioni hanno ampliato di molto il suo bacino elettorale, facendone un candidato visto come baluardo dell’avanzamento sociale in Polonia. “I cittadini polacchi devono decidere tra una Polonia che sia aperta, o un leader che la dividerà”, in questi termini Trzaskowski si è espresso riguardo alle elezioni.

Dall’altro lato, l’avversario da sconfiggere è Andrzej Duda, che nonostante fosse dato come apertamente favorito poco prima delle elezioni, si trova ora in forte affanno. La possibilità di vincere al primo turno è sfumata, e ora il testa a testa verso il ballottaggio rende incerto quale possa essere il risultato finale. Come detto in precedenza, alcune sue politiche indirizzate ad un miglioramento del welfare hanno visto il favore degli elettori, e non verranno modificate in caso di vittoria di Trzaskowski. Duda corre per il suo secondo mandato, focalizzando la sua campagna elettorale su promesse di continuità del lavoro di elevazione del livello di vita polacco e di tutela dei valori tradizionali. Tuttavia, potrebbe essere proprio questa eccessiva focalizzazione sulla tradizione a precludergli una larga fetta della popolazione in età di voto.

Le posizioni apertamente avverse rispetto alla comunità LGBT non sono viste di buon occhio dalla popolazione, soprattutto dai giovani. Il fatto di aver comparato il movimento per i pari diritti degli omosessuali al bolscevismo non lo ha fatto certamente entrare nelle grazie degli attivisti polacchi e internazionali, e il danno alla sua immagine potrebbe non essere indifferente. Inoltre, l’accomunamento della comunità gay ad una “ideologia” peggiore del comunismo non ha certo migliorato la sua posizione.

Tuttavia, la Polonia è un paese fortemente polarizzato, e i risultati fino ad ora sembrano aver confermato questo fatto. Le questioni europee, l’identità nazionale e la qualità di vita sono e saranno punti cruciali per l’identificazione del candidato che meglio rispecchierà il favore del popolo. Queste elezioni, specialmente in sede di ballottaggio, saranno l’esemplificazione pratica di quanto sia fondamentale sfruttare al massimo tutto il potenziale di volatilità del voto, spingendo gli incerti a propendere per uno o l’altro candidato.

Come il dottor Angelos Chryssogelos ha sottolineato, “la competizione riguarda simboli e valori. Duda parla riferendosi principalmente all’attrazione tradizionale della famiglia, della religione e del patriottismo, garantendo che le generose politiche di welfare del governo continueranno. Per gli elettori di Trzaskowski le elezioni mirano a impedire a PiS di dominare tutte le leve del potere in modo che la Polonia non si trasformi in una Ungheria e riallineare la Polonia con i valori e le priorità dell’UE”.

Quindi, perché queste elezioni sono così importanti per l’Europa, e per la Polonia stessa? In questo paese il Presidente della Repubblica non ha poteri eccezionalmente estesi a livello politico. Tuttavia, la possibilità di porre il veto su qualsiasi legge promulgata dal parlamento lo rende una figura con delle potenzialità cruciali per l’indirizzo politico che la nazione potrebbe prendere. Questo chiaramente potrebbe influenzare pesantemente la direzione polacca rispetto allo sviluppo/ritorno di una democrazia propriamente detta. Inoltre, un presidente eletto tra le fila dell’opposizione potrebbe bloccare i progetti di legge proposti da Diritto e Giustizia, che attualmente in parlamento non avrebbe i tre quinti necessari per bloccare l’eventuale veto presidenziale.

Inoltre, un presidente filo-europeo certamente faciliterebbe la ripresa di rapporti pacifici con Bruxelles, fondamentali per ristabilire credibilità e fiducia nell’accountability polacca. In aggiunta a ciò, se Duda venisse rieletto il governo si aprirebbe la strada verso nuove riforme nei confronti di media e canali di informazione, ormai promesse da tempo. Nonostante le libertà di questi mezzi siano già state limitate negli anni, ulteriori azioni verrebbero intraprese per gestire un sistema mediatico accusato di essere eccessivamente dominato da una filosofia liberale. I rischi di queste azioni sono sotto gli occhi di tutti, basti guardare all’Ungheria di Orbán.

Agli osservatori internazionali ora non resta che attendere il prossimo 12 luglio, quando finalmente il testa a testa tra i due candidati giungerà al termine, e la Polonia potrà finalmente vedere quale corrente la popolazione ha deciso di seguire. Il tradizionalismo di Duda o il progressismo di Trzaskowski. Le conseguenze del risultato elettorale saranno fondamentali per la direzione futura della Polonia a livello nazionale, europeo ed internazionale.

Leonardo Marchesini

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