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CHE AMERICA SARA’?

Gli Stati Uniti si trovano nell’occhio del ciclone: primo paese per numero di contagi e di morti per Covid-19, una difficile situazione economica, diseguaglianze socio-culturali sfociate nelle proteste del BLM. In questo scenario a novembre ci saranno le presidenziali: che America sarà quella del prossimo futuro?

Gli Stati Uniti si trovano al centro degli interessi di analisti, politologi e sociologi di tutto il mondo: i mesi che seguiranno, infatti, saranno decisivi per le sorti future della Confederazione su tre macro fronti. In primis l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha da una parte mostrato al mondo intero le già note fragilità del sistema sanitario privatizzato e classista statunitense e dall’altra ha esacerbato le diseguaglianze economiche e sociali presenti nella società statunitense che, tra i paesi OCSE, risulta essere quella con l’indice di Gini più elevato, indice che misura scientificamente la diseguaglianza dei redditi all’interno di una nazione. Gli Stati Uniti detengono a livello mondiale il primato nella classifica delle nazioni con più contagi e decessi, questo risultato è il frutto di una scellerata e inadeguata gestione dell’emergenza: l’amministrazione Trump non è stata in grado di portare avanti una linea strategica nazionale per affrontare una pandemia globale, lasciando allo sbaraglio i governatori della Confederazione, chiamati, senza alcun tipo di appoggio dal governo centrale, ad affrontare con strumenti limitati una pandemia che non solo è stata ampiamente sottovalutata nella sua fase iniziale ma, allo stesso tempo, è stata gestita con mezzi inadeguati e insufficienti.                

                                                                                          

Il secondo fronte riguarda proprio il futuro politico della nazione, si guarda con particolare attenzione e timore ad un’unica data: martedì 3 novembre, il giorno delle elezioni presidenziali che potrebbero confermare -benché con poco probabilità secondo gli ultimi sondaggi, nonostante debba essere tenuta in considerazione l’atipicità del candidato repubblicano, come si è ben visto alle presidenziali del 2016- la presidenza a Trump o passare le consegne al democratico moderato Biden. Decisivi in questo senso saranno non solo gli “swing state”, gli stati in bilico, ma anche e soprattutto le mosse dell’elettorato più giovane, apertamente schierato contro l’amministrazione Trump e che potrebbe fungere da ago della bilancia in favore di Biden, benché sia nota, nella fascia di elettorato 18-34, una sistematica astensione. E’ necessario sottolineare, inoltre, come Trump vede progressivamente ma inesorabilmente sfumare il cardine su cui, nel lontano gennaio, si stava impostando la campagna elettorale che lo avrebbe condotto a sicura rielezione, si fa riferimento all’economia, vero pilastro della presidenza repubblicana su cui ora pesano gli oltre 41 milioni di americani che, da inizio pandemia, hanno richiesto sussidi di disoccupazione. Sarà quindi, con molta probabilità, la disastrosa gestione del virus, secondo “Le Figarò” il 67% degli americani ritiene che l’amministrazione Trump abbia gestito in modo errato la pandemia, e la disoccupazione di proporzioni epiche, paragonabile solo alla disoccupazione economica post crollo del ’29, che porterà ad un passaggio di consegne alla casa Bianca il prossimo 20 gennaio, giorno di insediamento del nuovo presidente.                     

Ma vi è un terzo fronte fortemente connesso alla probabile sconfitta del presidente repubblicano, ed è il fronte il più caldo, riguarda infatti le proteste, spesso accompagnate da un’inedita violenza, guidate dal movimento Black Lives Metter, attivo dal 2013 nella rivendicazione dei diritti della comunità afroamericana. BLM, rivitalizzato e rinvigorito dai numerosi e violenti episodi, tristemente noti da anni, da parte della polizia contro la popolazione nera, ha auto un ruolo centrale negli ultimi mesi in seguito all’omicidio dell’afroamericano George Floyd lo scorso 25 maggio da parte di un agente di Minneapolis, omicidio che ha scatenato, progressivamente in tutto il Paese, proteste e manifestazioni di massa in favore dei diritti civili della popolazione afroamericana.

L’America che avremo dinanzi tra qualche mese sarà il frutto della gestione dei tre macro fronti analizzati. Un elemento da sottolineare è la perdita di leadership degli Stati Uniti non solo a livello confederale per mano del governo centrale, ma anche e soprattutto a livello globale, e tutto questo è probabilmente determinato da una serie di storiche fragilità socio-culturali che l’ondata di coronavirus ha fatto emergere; come analizza lo scrittore Don Winslow negli States “qualcosa si è rotto” in quanto con la pandemia sono emerse nuove ed inedite diseguaglianze, che si sono sommate a quelle già presenti, e che stanno disegnando un paese fragile tanto a livello interno quanto nel delicato panorama internazionale. Un’America debole e fragile da un lato e una Cina forte ed espansiva dall’altro pone nuovi ed inediti interrogativi sul piano delle relazioni internazionali. 

L’idea di America vista come “terra di opportunità” quasi due secoli addietro da Toqueville sembra essersi sfumata e sgretolata: che America sarà quella del prossimo futuro?

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