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GAETANO SCIREA, L’UMILE LIBERO CHE HA VINTO TUTTO

Risale a qualche giorno fa l’anniversario della morte di Gaetano Scirea, leggendario libero, bandiera della Juventus, protagonista al mondiale vinto di Spagna ’82 e, soprattutto, grande uomo, esempio di umiltà, correttezza e serenità dentro e fuori dal campo. 

Il 3 Settembre 1989, a 36 anni, Gaetano Scirea muore in un tragico incidente stradale mentre tornava dall’osservazione dell’allora prossima avversaria della Juventus, di cui era l’allenatore in seconda. Un tamponamento sulle strade di Babsk, nei pressi di Varsavia, dove avrebbe preso l’aereo per tornare a Torino, scatenò un incendio che non gli lasciò scampo.  Muore così prematuramente una leggenda del calcio italiano, nonché considerato uno dei maggiori interpreti mondiali del ruolo del libero. La sua grandezza oltre che da calciatore era riconosciuta anche fuori dal campo, elevandosi ad esempio di umiltà e correttezza.  

Comincia negli oratori di Cinisello Balsamo la sua passione per il gioco del pallone. Il suo primo allenatore Gianni Crimella ne osserva le doti nel palleggio, così disinvolto, e lo porta successivamente a giocare nella squadra locale di calcio a 7 Serenissima-S Pio X. Qui Gaetano, per gli amici Gai, comincia con il ruolo di punta, dove segna tantissimo anche con calciatori ben più grandi di lui. All’età di 14 anni, sempre Crimella convince l’Atalanta ad offrire un provino al giovane Scirea. Nonostante il campo da calcio a 11 non lo abbia ancora calcato e la giovane età, ne segna 3, e convince la Dea a prenderlo con sé. Crescendo gli vengono riconosciute le sue spiccate doti tecniche e la sua impressionante visione di gioco. Comincia ad interpretare prima il ruolo di ala destra, poi di centrocampista centrale, e successivamente mediano. Per quel ruolo però, a detta del responsabile delle giovanili, era troppo pulito e corretto. Comincia a giocare libero successivamente all’infortunio dell’allora titolare, e qui comincia la leggenda. Con questo ruolo esordirà nella massima serie all’età di 19 anni. 

“Che sia un campione, dovrà dimostrarlo; che sia un grande uomo, posso già garantirlo”

L’allora presidente dell’Atalanta Cesare Bortolotti a Giampiero Boniperti, durante la trattativa per il trasferimento di Scirea alla Juventus

In due anni registra 58 presenze e un gol (in coppa Italia), fino al trasferimento alla Juventus, squadra di cui diventerà bandiera indiscussa. Con la vecchia signora vince tutto. E’ il primo calciatore, assieme al compagno di squadra e di reparto Cabrini, che può vantare di aver vinto tutti i possibili titoli da vincere per club. Il suo palmarés vanta ben 7 campionati nazionali, 2 Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, una Coppa dei Campioni, una Coppa UEFA, una Supercoppa UEFA, una Coppa Intercontinentale e un Mondiale, quello dell’82. 

Il coraggio di salire del Libero, la sua classe nell’area avversaria e la freddezza nel servire un assist storico

Scirea, prima di essere superato successivamente da Del Piero e Buffon, deteneva il record di presenze in bianconero con 554 partite, condite da 32 gol. Ma è un altro il dato esemplare: in tutta la sua carriera non ha collezionato mai una squalifica. Impressionante, visto il ruolo che ricopriva. Questo dato sottolinea ulteriormente la sua correttezza, la sua pulizia e la sua signorilità nell’interpretazione del ruolo. Parlano di lui come uno che non riusciva a fare fallo intenzionalmente, non riusciva ad essere scorretto, ed è proprio questo che lo ha reso un esempio per tutti i giovani difensori. Da libero, non si sognava mai di spazzare la palla, ma di giocarla sempre e comunque, cercando di impostare dal basso. Questo sottolinea la sua affinità alla modernità, che lo consacrò come uno dei più grandi liberi della storia del calcio.

Un leader di tanti fatti e poche parole, di gran classe e che traspariva serenità, qualità che lo hanno portato ad essere capitano dall’estate dell’83 in poi. 

Intervista a Scirea

Nota e raccontata spesso da chi lo ha conosciuto è la sua umiltà. In 16 anni di carriera professionistica non sollevò mai una polemica, mai una parola fuori posto, rispettoso con i compagni di squadra e con gli avversari, che ricambiavano. Dino Zoff, portiere che aveva in Scirea la sua prima linea di difesa, racconta che all’inizio gli chiedeva sempre il permesso di salire. 

In suo onore, è stato istituito il “Premio Scirea”. Un riconoscimento alla carriera di giocatori over30 che si sono distinti per lealtà e correttezza sportiva, qualità che contraddistinguevano il leggendario libero numero 6. 

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