Jérémy-Günther-Heinz Jähnick / Lille - Meeting de Marine Le Pen pour l'élection présidentielle, le 26 mars 2017 à Lille Grand Palais (081) / Wikimedia Commons

Illiberale, anarchico e paternalista: il conservatorismo di oggi

12 Settembre 2023

Il conservatorismo di oggi è un pericolo per il liberalismo e la democrazia. Da una quindicina d’anni il conservatorismo alla base dei movimenti di destra non solo ha cancellato il proprio passato, ma lo contraddice nella sua espressione politica, ovvero tramite formazioni che, dall’Ungheria all’Italia, dalla Francia agli Stati Uniti, dalla Polonia alla Germania, rinnegano le basi di un conservatorismo aperto e tollerante, illuminato e cosmopolita, per abbracciare la visione cruda e crudele, parodica e pericolosa del conservatorismo di oggi che strizza l’occhio all’autoritarismo come mezzo di offerta politica. Il conservatorismo di oggi è populista, radicale, punitivo, autoritario, paternalista, intransigente, vendicativo, reazionario, bigotto, statalista, complottista, oscurantista, pagano, razzista, antirepubblicano, antidemocratico, antistituzionale, antiliberale. Esso si distingue attraverso tre elementi in contraddizione rispetto alla tradizione conservatrice. Il conservatorismo di oggi è anzitutto illiberale nel senso che non riconosce a tutti diritti e libertà politiche.

Auspica un ritorno alla divisione sociale in classi e al tradizionalismo più deteriore. Secondariamente, è anarchico, nel senso che non riconosce autorità e crede nel sostanziale abuso della libertà degli individui. Il conservatorismo di oggi fraintende la libertà di opinione, schiacciando il prossimo e andando ben al di là della propria libertà personale. Infine, è paternalista: sia nel senso di maschilista, che in quello di entità che si prende clientelarmente cura del prossimo per dominarlo grazie alle risorse dello Stato. Ci sono poi altre caratteristiche utili ad illustrare il conservatorismo di oggi, basato sul suprematismo e il risentimento. Implica che nella società ci siano cittadini di serie A e di serie B. Promuove o legittima la violenza. Tende all’uso della forza per risolvere le questioni, nonché al disprezzo verso la debolezza, le negoziazioni, il dialogo.

Tale conservatorismo odierno si rivela anche anti-istituzionale e antidemocratico. Laddove le istituzioni e la preservazione delle stesse era il faro del conservatorismo classico, il conservatorismo di oggi predica il sabotaggio delle istituzioni e attacca i corpi dello Stato. Secondariamente, è pure antidemocratico perché fa di tutto per scoraggiare il voto di certi gruppi. Se a vincere è l’avversario politico, non riconosce il volere della maggioranza alle urne. Antistatalista e statalista, predica meno Stato nell’economia e usa il neoliberismo come vettore per catturare coloro che sono attratti dalla retorica del “meno tasse”. Ma d’altra parte, promuove la demagogia e il populismo per invocare più Stato in termini di protezione sociali. Paternalista e dirigista specialmente in materia di welfare, il conservatorismo di oggi offre un’incoerenza vistosa tra Stato minimo e “Stato massimo” allo stesso tempo.

Negli anni è diventato tradizionalista e originalista; spesso reazionario. Promuove la concezione per cui tutti il progresso sia male in blocco e che tuto il passato sia bene a prescindere. Va da sé che è anche para-religiosa e bigotto; non gli dispiace l’indottrinamento religioso – giacché nelle fasce religiose della popolazione dispone di un consenso nutrito. Anti-LGBT (non in virtù dell’anticollettivismo, ma del disprezzo per certi orientamenti sessuali), il conservatorismo di oggi è anche complottista e antiscientifico. Radicalizzato nella Rete e nei canali radio-tv che con la scusa di una versione alternativa impongono una nuova versione della realtà. Anti-vax (in virtù del «ognuno con il proprio corpo fa quello che vuole») e pro-life (l’aborto è ritenuto un omicidio). Tutte queste caratteristiche indurebbero a dichiarare che il conservatorismo di oggi non è conservatorismo. È un’altra cosa.

Amedeo Gasparini

www.amedeogasparini.com

LASCIA UN COMMENTO

Your email address will not be published.

La Prima Repubblica, la famiglia, l’America: il Museo Masaryk di Lány

Pensare troppo all’Impero Romano è una red flag