Matteo Renzi, 2017. Francesco Pierantoni, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons

LA SINISTRA RIPARTA DA MATTEO RENZI

4 Giugno 2024

Non è sarcasmo quello che anima il titolo di questo articolo. Anzi. È un dato politico fattuale. Matteo Renzi non rappresenta il centro o la destra italiana. E soprattutto non rappresenta un certo modo di essere sinistra. È il leader politico che, oggi più di quando fu ostaggio del mandato da segretario PD, incarna temi, modi e piazzamenti di una vera sinistra moderna in Italia.

Non è follia, ma verità nell’era della post-verità. Quella renziana è la sinistra che serve all’Italia. Rispetto a una destra reazionaria in cui ormai persino i veri popolari di Forza Italia stanno strettissimi. Anche rispetto agli esponenti di quella sinistra che insegue la destra, facendosi battere per esperienza e assumendo posizione di ipocriti moralizzatori privi di contenuti socialmente, economicamente e strutturalmente sostenibili. Persino di quelle frange demagogiche che vivono nella retorica del pauperismo. Ed anche da quelle micro-componenti di centro che portano più eccezioni di metodo senza davvero aggiungere nulla in più rispetto ai temi da affrontare.

E poi c’è Renzi

Nella politica italiana, oggi, c’è chi vince facile, chi fa discorsi estremamente fumosi spacciandoli per concretezza assumendo posizioni di rigore morale, chi fa il moralizzatore ipocrita e chi segue il consiglio di Cetto La Qualunque (promette l’impossibile spacciandolo per garantito). E poi c’è Matteo Renzi. Che davvero è quello che porta temi laici e di sinistra. E non da oggi, ma da anni.

Quando divenne segretario del PD, disse che era giusto portare il PD definitivamente nella famiglia dei Socialisti Europei e ce lo portò. Era quello che, raccogliendo l’accordo tra il PD e Forza Italia fatto da Enrico Letta, ha comunque portato seriamente fondi in Italia soprattutto in ambito di politiche estere. È quello che ha riportato una benché minima programmazione economico-industriale pubblica, attuando politiche socialmente sostenibili che hanno garantito una crescita stabile del PIL e una sostenibilità del debito pur svolgendo politica sociale. Certamente gli errori, e gli orrori, non sono mancati in quella stagione, come ad esempio pezzi del Jobs Act di Poletti e del PD. Se non bastasse ciò, e non bastasse neanche l’incremento – piccolo certamente, ma presente – delle libertà civili e delle tutele, anche giuslavoristiche, assistenzial-previdenziali e penali, per moltissime categorie sociali oggetto di sfruttamento, oppressione e discriminazione.

Anche ora, in campagna elettorale per le Europee, lancia insieme a Più Europa e PSI una lista con un tema socialista da sempre: gli Stati Uniti d’Europa! Una lista con forze delle famiglie laiche europee: socialisti, liberali e popolari.

L’inseguimento

Mentre il governo di Giorgia Meloni annuncia trionfalmente di aver disinnescato il redditometro che aveva approvato e introdotto, Matteo Renzi rilanciava sul taglio della pressione fiscale ad aziende e famiglie.
Mentre i micropartiti denunciano la postura istituzionale contro la morale del centrodestra di governo nell’interfacciarsi con avversari e società, Renzi proponeva la partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa e alla gestione delle aziende.
Mentre i demagoghi riempi-pancia inseguono la destra sulle menzogne di TeleMeloni senza parlarci dei loro disastri, Renzi proponeva mezzi per abbattere la disoccupazione giovanile, e in particolar modo degli under 35, che è tra le più alte d’Europa.
Mentre certa sinistra urla all’omofobia, al razzismo e al fascismo raccogliendo le pietre dell’Adige, Renzi parlava della necessità di integrare la decarbonizzazione col nucleare e di estendere il matrimonio civile e l’adozione alle coppie non eterosessuali.
Mentre le priorità politiche della destra in Europa sono il contrasto al Cristo incinto, ai tappi delle bottiglie e ai motori elettrici, Renzi propone modi per evitare l’emigrazione di massa della giovane forza lavoro.

Davvero, Matteo Renzi può essere definito socialista. Mentre tutti fanno retoriche facili o inseguono la destra reazionaria peggiore degli ultimi settant’anni sui temi di distrazione di massa, Renzi e i pochi altri laici eretici suoi alleati, portano temi politici e proposte fondate. Piaccia o non piaccia oggi la sinistra in Italia, almeno quella funzionale alla società, è rappresentata da liberali, popolari e socialisti attivi in istituzioni, mondo culturale e tessuto sociale.

Stati Uniti d’Europa: base per l’unità delle sinistre laiche

Stati Uniti d’Europa dev’essere più di un cartello elettorale. Deve tornare ad essere un progetto politico e, anzi, deve essere lo spazio politico del pluralismo laico. In una politica che ha messo in crisi i laici, serve una realtà politica di ispirazione laica. Proiettata oltre il provincialismo politico di politicanti autoreferenziali, moralisti e destracce varie. Una sinistra che sia plurale com’è il movimento laburista con all’interno tante facce di uno stesso comune metodo politico. Una politica seriamente di sinistra deve essere immorale, cioè contro la preminenza dei costumi rispetto al benessere, visionaria, cioè trovare obiettivi a lungo termine, e pratica, cioè che risponde alle necessità dell’oggi senza sacrificare il domani. Una sinistra che guarda la luna, mentre il resto della politica guarda il dito.

Non è ancora chiaro come finiranno le europee, tra forze sopra lo sbarramento sottostimate e altre sotto lo sbarramento sovrastimate. L’andazzo è comunque molto chiaro. Ciò che la sinistra deve fare è solo una cosa: ripartire da Matteo Renzi e Stati Uniti d’Europa. Recuperando magari quell’area del PD non atrofizzata che si occupa dei problemi reali delle persone e dei territori. Magari ricucendo proprio con Bersani, ultimo grande federatore pluralista di socialisti, socialdemocratici, popolari e liberali. Non attorno a un leader ma ad un progetto. Che quel leader specifico oggi porta avanti, certamente. Ma che va oltre, come missione e visione, quel leader. Questo è ciò che i partiti tradizionali anche piccoli non comprendono e, anzi, rifuggono. Controtendenza, quella di liberali, socialisti e popolari, di unirsi in un progetto e non attorniare un padrone come accoliti.

Dopotutto, anche l’eterogenesi dei fini è politica. Ed oggi l’eterogenesi dei fini, per la sinistra, è ripartire dal leader della sinistra che è stato combattuto, non già come avversario ma addirittura come nemico, dalla sinistra stessa. Per far portare temi politici e non, ancora una volta, stramaledette questioni morali che, ciclicamente, quando presentate nel dibattito politico alimentano i disgusti più retrivi e reazionari degli italiani. E lì vale un vecchio adagio: anche il disgusto è un gusto.

3 Comments

  1. Ma tanto lo sanno tutti che i socialisti e repubblicani leccano il c**o a Renzi, Calenda, Schlein e Fratoianni. Fate un favore al mondo: dividetevi! In Veneto hanno avuto l’onestà di lasciare il partito per andare a servire Calenda da liberali, senza l’ipocrisia di dirsi socialisti. Iniziate anche voi a fare lo stesso.

  2. Renzi ha spalato tanto sterco verso sinistra e la sinistra ha fatto tutto per allontanare Renzi. Può essere un alleato, ma ripartire da lui addirittura??!? Sicuramente è più di sinistra lui di Calenda e Conte. Ma Renzi è come Craxi: divide a sinistra ed è circondato da faccendieri semi-capaci.

    • Diciamo che quello che ha ricevuto da sinistra è almeno il doppio di quello che ha buttato lui eh. Poi il suo è bello fumante, ovvio. Il punto è che, a distanza di anni, ora ha la statura non per essere capo di subalterni ma aggregatore di pari. Cosa che a sinistra non si vede dai tempi di Bersani segretario.

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