/

LASCIA CHE MUOIA: LA FINE DEI BEATLES

L’8 maggio 1970 venne pubblicato Let It Be, l’ultimo album dei Beatles. Oltre alle canzoni che sono rimaste nei ricordi di tre generazioni, se non di più, questo lavoro è ricordato poiché venne rilasciato un mese dopo l’annuncio del clamoroso scioglimento del gruppo, avvenuto il 10 aprile.

Una canzone di Paul McCartney recita: Live and Let Die, vivere e lasciar morire. Penso che riassuma molto bene l’intero percorso artistico della band: il “vivere”, dalle cantine e pub di Liverpool, fino ai grandissimi palchi e tour mondiali; il “lasciar morire”, quando le tensioni tra i componenti crescevano, ed era così difficile essere i Beatles. Se non si può più continuare come sempre, se qualcosa si è rotto, buttiamo il giocattolo, lasciamolo morire. Così è stato.

Copertina del Daily Mirror, che riporta la notizia dello scioglimento del gruppo.

Sono passati 50 anni da questo lavoro,e ai fan non è ancora scesa. Guardiamo le folle che raduna l’ormai solista Paul McCartney (o è il sosia?). Io sono convinto che ci sia altro al di là della stima per un musicista eccezionale. Al di là della passione per la sua voce e il suo personaggio. Al di là dei suoi ultimi prodotti artistici, che malvagi non sono. Mi assumo il rischio di dirlo: chi assiste a un concerto di Paul, al 90%, lo fa per ripiego. Con ciò non intendo offendere o sminuire in nessun modo chi ha contribuito, e tanto, alla formazione della leggenda che avvolge questo complesso. Semplicemente, non potendo ascoltare i Fab Four al completo, ci si accontenta. Se si potesse, si ascolterebbero queste canzoni con il gruppo al completo, quattro sarebbero meglio di uno.

Ciascun componente intraprese nuove strade e abbracciò nuovi progetti, alcuni pure molto apprezzati (d’altronde han tutti sempre dimostrato il proprio pregi). C’è un ma. Per quanto possano piacere i lavori di George Harrison o di John Lennon in solitaria- e stiamo parlando di Lennon- non sono e non saranno mai la stessa cosa. Sembra impossibile, o quasi, scindere i singoli componenti da quanto fatto in passato. Ecco, questo ci fa già capire come ciò che hanno fatto i quattro amici di Liverpool non sia stato ancora superato. Nessuno seppe raccogliere davvero la loro eredità, nel senso, nessuno riuscì a diventare “i nuovi Beatles”.

L’album di cui parliamo nasce con una precisa intenzione: il ritorno alle sonorità più grezze, più strettamente rock ‘n’ roll, e insieme un rinnovato ardore per l’esibizione live. Non a caso il titolo iniziale era Get Back, e la prima copertina riprendeva la foto scattata per i loro primo album, Please, Please Me. Tutto doveva essere come prima. Tuttavia, se l’intento è genuino e propositivo, l’atmosfera in cui si preparano l’album e l’addio alla scena, è ricca di tensione e attriti tra i componenti. Persino il live conclusivo generò polemiche, dalle grandi idee di farlo in Africa, oppure su una barca nel Mediterraneo, si finì a suonare sul tetto della loro casa discografica. Un po’ poco per il più grande gruppo musicale della storia?

La classica formazione dei Fab Four: Ringo Starr alla batteria, Paul McCartney al basso, George Harrison e John Lennon alla chitarra.

Le immagini ci aiutano anche per quanto riguarda la coesione tra i componenti, e, se mi passate il termine, della loro dedizione alla causa (ossia: fare la musica rock ‘n’ roll più apprezzata di sempre). I primi Beatles hanno vestiti e capigliature identiche, sono un unico caschetto in abito elegante che suona I want to hold your hand. Come a dirsi: stiamo uniti, per sempre.

Nelle ultime fasi i membri appaiono sempre più solitari, ognuno per conto proprio, ognuno con le sue idee e ambizioni. Se li guardiamo capiamo perché non parlano più di darsi la mano, non possono più stringersela. Piuttosto cantano Across the universe, e forse erano veramente dispersi in varie parti dell’universo, o ognuno nel proprio. urante il periodo di un intero mese, le prove per l’ultimo live, e la stesura dei nuovi brani, furono registrati da una troupe. Da questi filmati si può capire perfettamente gli stati d’animo che attraversano i nostri protagonisti.

Harrison si sentiva sottostimato, non si vedeva riconoscere i meriti necessari, e già meditava un altro tipo di carriera. Sempre lui abbandonò gli studi di registrazione, dopo una litigata con Paul, che dal suo canto pensava di proseguire il progetto come unico frontman. John poi ha sempre avuto un’acuta rivalità musicale nei confronti del bassista. Non sarò il primo a far notare come si possano facilmente individuare due filoni principali, oltre ai pezzi scritti da Harrison. Da un lato le canzoni di Paul, dolci e melodiche, di chi amava essere una star e voleva perpetuare il mito suo e dei suoi amici. Dall’altro lato stanno quelle di John, più psichedeliche e fuori dagli schemi.

Questi odiava la popolarità che si era costruito, e visse gli ultimi anni della sua vita tra il pacifismo e la protesta sociale. In privato ricordiamo invece come fosse un vero sperimentatore di sostanze psicotrope, per raggiungere le altezze metafische, pagane, cui aspirava. Non è una novità neanche il fascino per l’Oriente, soprattutto l’India, e nemmeno la relazione e il matrimonio con Yoko Ono. Molti dipingono la donna come la principale causa del suo allontanamento dal gruppo, ma io penso che questo sarebbe stato comunque inevitabile. Entrambi i frontman del complesso avevano due personalità molto ingombranti e si sa, il pollaio musicale gradisce un gallo alla volta. Nel suo primo disco solista, quello che contiene, fra le altre, Imagine, John pubblica How do you sleep?, una canzone probabilmente rivolta proprio contro l’ex-amico. Senza rancore insomma.

Bisogna tenere a mente che durante le registrazioni Paul stava lavorando a pezzi da solista, e John aveva già suonato con il suo nuovo gruppo: la Plastic Ono Band. Harrison e Lennon fecero addirittura modificare delle canzoni, con l’utilizzo della tecnica del “muro del suono”, all’insaputa di Paul, che non prese certamente bene la cosa (alcuni “suoi” brani fuorno stravolti). A questo dobbiamo aggiungere tutte le discussioni che avranno avuto su qualsiasi cosa, dall’arrangiamento alla promozione. La cosa più sorprendente in fondo è essere riusciti, pur tra mille polemiche persino in fase di mixaggio, a portare a casa un album, in fin dei conti apprezzato. Certo non senza romanticismo, ma è innegabile che ci abbia consegnato alcune vere hit, proprio come gli altri lavori “sani”.

Ora, con quanto scritto non voglio prendere le parti di nessuno, nè fornire una mia teoria sul perché la sinergia tra i membri si sia spezzata. Sappiamo che ogni cosa ha un suo termine, un proprio ciclo vitale, e che anche le migliori storie d’amore finiscono. Alcune finiscono tra le urla e con la violenza, alcune finiscono con i silenzi, e altre ancora finiscono a basta. La loro (e quando dico loro intendo tutti e quattro) è finita in tutti questi modi.

Certe volte non basta nemmeno aver fatto la storia, non basta essere diventate icone di una nazione e di un genere musicale. C’è chi sente di essere cambiato come non vorrebbe, c’è chi si sente in disparte, c’è chi vorebbe continuare sul sentiero tracciato, e c’è chi assiste alle discussioni. Alla fine, come purtroppo spesso accade, anche le migliori amicizie si rompono sul lavoro, e sotto il peso degli ideali e delle scelte di vita.

Tuttavia si può comunque lasciare un’immagine di sè indelebile, si può lasciare un ultimo bel ricordo ai fan, un ultimo capolavoro alla critica. Ma quando non si può continuare come sempre, vivere, bisogna lasciar morire, magari dopo aver litigato con tutti, o meglio, con tre quarti. E ora c’è chi é rimasto da solo con il suo mito, chi ha tirato per la sua strada, e chi è stato ucciso da un colpo di pistola. Forse è davvero meglio essere Ringo Starr.

4 Comments

  1. Complimenti per l’articolo! Tutto molto lineare. Concordo pienamente col fatto dei concerti di Paul, nonostante fosse il mio membro preferito, speravo facesse per la maggior parte canzoni dei Beatles ( nulla da dire su tutta la sua carriera post Beatles!!). Penso anche che il gruppo abbia raggiunto un tale successo, anche per il fatto di essere durato così poco. La loro carriera la paragonerei all’effetto ‘ fuochi d’artificio’, tanto rumorosi, ma di poca durata. E proprio per questo, sono stati probabilmente il gruppo più famoso al mondo. Si sa purtroppo che chi fa così tanto successo in poco tempo, spesso ne rimane vittima, ed e ciò che è successo con tutti loro, quando decisero di intraprendere un’altra strada.
    Nonostante tutte le difficoltà degli ultimi anni, riuscirono comunque a regalarci un capolavoro a parer mio. L’album fa intendere tutto, per chi sa cogliere.
    Anche per quanto riguarda l’ultimo live, nulla da dire, se non che resta un evento indimenticabile sicuramente! Lennon vestito con la pelliccia di sua moglie, quasi come per mostrare il menefreghismo che c’era in tutto il gruppo ormai da troppo tempo. La decisione di suonare li, sul tetto della Apple Records, senza nessun preavviso, con la polizia sotto, la gente sbalordita…. Ma che dire, hanno fatto storia!

    • Mi trovi perfettamente d’accordo con la tua analisi! Dopo tutto anche i fuochi d’artificio affascinano così tanto perché durano poco, spesso troppo poco per chi li guarda. Grazie per l’attenta lettura e al prossimo articolo.

      Pietro

  2. Un gruppo formato da membri estremamente carismatici e abili dal compositori, tutti.
    Potremmo forse dire che la “beatlemania” fu, ed è tuttora, giustificata dal fatto che i Beatles furono l’archetipo della band? Prima di loro chi era veramente riuscito ad imporsi sulla scena mondiale come gruppo rock and roll – soprattutto partendo dal contesto britannico?
    I riff di chitarra, il groove di batteria, i fantastici cori, il basso estremamente melodico di McCartney (e poi del sosia?) sconvolsero l’intero mondo discografico e musicale.
    Come hai ben detto: “nessuno riuscì a diventare i nuovi Beatles”, e io aggiungerei: nessuno diventerà mai “i nuovi Beatles”, “il nuovo Bob Marley” o “il nuovo Fela Kuti”; il contesto e le circostanze in cui le cose accadono le riempie o meno di significato, arte compresa ovviamente.

    • Ciao Pietro, ti ringrazio per la tua interessante riflessione.
      Ritengo importante ricordare, oltre alle indiscusse capacità musicali, l’importanza mediatica che i Beatles ebbero: sarebbe senz’altro azzardato immaginare qualcuno musicalmente più innovativo di loro, in quel periodo, ma sarebbe impossibile immaginare qualcuno di più conosciuto. Io credo che l’idea di star musicale, non più artista emarginato ma icona a tutto tondo, dall’aspetto estetico alla vita privata, venga proprio da loro. Certamente tutto nasce dalla loro musica, dici bene.
      Anch’io penso che nessuno diventerà “i nuovi Beatles” o “il nuovo Fela Kuti”, e mi spingo ancora oltre: non penso né che sia possibile né che sia necessario. Mi spiego: tutti gli artisti citati da te (complimenti per i gusti!) hanno gettato le basi per l’affermazione definitiva dei propri generi musicali a livello mondiale, dunque non credo sia possibile portare il rock ‘n’ roll a dei livelli di notorietà maggiore, rispetto a quanto fecero loro negli anni ’60. Forse la sfida che la musica si pone oggi è riportare il genere all’antico successo, e magari abbandonare proprio quest’idea di star, per tornare con più attenzione sulla questione musicale. “Get Back”.

LASCIA UN COMMENTO

Your email address will not be published.

ARTICOLO PRECEDENTE

PERCHÉ IN ITALIA DI CULTURA NON SI MANGIA

PROSSIMO ARTICOLO

LA NECROPOLITICA DI BOLSONARO E IL COVID-19