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PILLOLE DI BEHAVIOURAL ECONOMICS (PARTE SECONDA)

Con la serie “Pillole di behavioural economics” vorrei provare a rendere più fruibile il concetto di economia comportamentale, una materia in crescita in diversi Paesi del mondo (soprattutto quelli anglofoni) ma che fatica a decollare nel Belpaese. Oltre a mostrarvi come è nata questa teoria economica, vorrei approfondire il concetto di politiche di nudging (o spinta gentile) e portarne quindi un esempio di applicazione in relazione ai sistemi pensionistici privati.

PARTE SECONDA – IL NUDGING E IL PATERNALISMO LIBERTARIO

Il nudging nasce dai dubbi di Thaler e Sunstein riguardo al realismo dell’homo oeconomicus, ovvero l’agente economico principale della teoria neoclassica. Si suppone infatti che quest’ultimo sia dotato di infallibili processi decisionali ed è evidente che gli individui non presentano, se non con qualche lodevole eccezione, queste caratteristiche. 

Un esempio di come gli Umani non siano Econi può essere dato dalla planning fallacy (fallacia della panificazione), ovvero la tendenza delle persone ad essere ottimiste rispetto alle tempistiche necessarie per portare a termine una operazione. Mentre gli Econi devono essere in grado di fare previsioni non distorte (semplificando, non sbagliate), gli Umani errano in maniera prevedibile (per capire meglio questi concetti, consiglio la lettura del primo articolo di questa serie). Come hanno mostrato gli autori di Nudge (Thaler e Sunstein) nel loro libro, la predisposizione di opzioni di default e strategie simili, volte a modificare il paniere delle scelte in maniera apparentemente insignificante, possono avere impatti notevoli sui risultati, stimolando il risparmio e migliorando le condizioni di salute degli individui.

CHE COS’È IL NUDGING?

Il nudging è una tecnica che, attraverso delle spinte gentili, conduce le persone a fare scelte razionali. Le politiche di nudging sono utilizzate sempre più da istituzioni pubbliche e private, specialmente perché hanno bassi costi e perché promuovono obiettivi economici senza limitare la libertà di scelta: nonostante vi sia una “spinta” nella direzione desiderabile (o socialmente ottima, ma qui servirebbe un articolo a parte), l’individuo può tranquillamente ignorarla. Ad esempio, un GPS (che è considerato a tutti gli effetti un nudge) propone il percorso più breve, sicuro ed economico per arrivare a una destinazione scelta dall’individuo, ma le persone solo libere di selezionare un altro percorso.

Un nudge per essere definito tale dev’essere trasparente. Se un ente pubblico volesse iscrivere automaticamente le persone ad un fondo pensionistico, l’azione dovrebbe essere resa pubblica. Inoltre, uno dei vantaggi dei nudge è che evitano la coercizione. Anche in questo caso, una politica di nudging non deve mai essere manipolatoria o ingannevole. 

Le politiche pubbliche – nudge compresi – devono essere testate su prove e analisi empiriche (esperimenti), non su dogmi, intuizioni o aneddoti. La sperimentazione, infatti, è uno dei principali obiettivi del nudging; un vantaggio è che questa può essere eseguita a bassi costi e con la possibilità di migliorarne continuamente le prestazioni.

Possiamo quindi classificare un intervento come “nudge” quando: (i) non presenta una regolamentazione coercitiva; (ii) preserva la libertà di scelta; (iii) non utilizza una persuasione diretta; (iv) mantiene invariati gli incentivi economici; (v) ridisegna il contesto di scelta, attraverso l’architettura delle scelte.

ALCUNI ESEMPI DI POLITICHE DI NUDGING

Il principale tipo di nudge sono le regole di default: generalmente vengono usate per l’iscrizione automatica a programmi di istruzione, salute e risparmio. L’utilizzo di queste regole si è rivelato molto efficace in questi campi, anche perché impostazioni predefinite in questi programmi sono inevitabili: chiedere a tutti i cittadini di scegliere attivamente è costoso e richiederebbe molto tempo. Si pensi ad esempio alle impostazioni di default dei telefoni cellulari: senza di esse, per l’utilizzatore sarebbe complesso settare le impostazioni in maniera funzionale.

La semplificazione – che principalmente aiuta a promuovere programmi già esistenti – è un nudge che contrasta la complessità delle normative o dei programmi istituzionali, evitando confusione, eccesso di spesa e basso grado di adesione. Un altro modo per spronare i cittadini ad aderire a programmi, pagare le tasse e lavarsi le mani, è quello dell’uso di norme sociali. Questo nudge consiste nel far sapere al cittadino quante persone pagano le tasse, si lavano le mani o aderiscono ad un determinato programma. Ad esempio, al momento della dichiarazione dei redditi, un avviso del tipo “il 90% dei cittadini paga correttamente le tasse” potrebbe far aumentare il gettito fiscale.

IL PATERNALISMO LIBERTARIO

Dalla volontà di far coesistere paternalismo (dare una spinta gentile agli individui, permettendo così di effettuare decisioni razionali) e libertarismo (mantenendo la libertà di scelta degli agenti) gli autori coniano una nuova corrente di pensiero (o modello): il paternalismo libertario.

Il paternalismo libertario si presenta quindi sotto una forma mista tra “paternalismo” e “libertarismo”. Sebbene queste due correnti di pensiero siano ben differenti tra loro, Thaler e Sunstein sono stati in grado di creare una forma ibrida volta al miglioramento del benessere della società. In particolare, la caratura paternalistica è data dall’obiettivo di “spingere dolcemente” (nudging) le persone a decidere – per il loro bene – in modo razionale attraverso gli “architetti delle scelte”. Il tratto libertario è, invece, garantito dalla libertà di scelta degli individui nei confronti dei nudge: essi possono sempre opporsi alla spinta gentile.

LA VERA QUESTIONE: IL PATERNALISMO LIBERTARIO È COMPATIBILE CON IL LIBERTARISMO?

Il paternalismo libertario attribuisce alle istituzioni pubbliche il compito di portare i cittadini a prendere le migliori decisioni per loro stessi.  Sebbene il paternalismo libertario lasci sempre libertà di scelta all’individuo, il modello neoliberista – che si basa sulla razionalità degli agenti economici – è contrario a interferenze nelle scelte dei cittadini e ripone piena fiducia nell’efficienza dei mercati per l’allocazione di beni e servizi.

Per ovviare a contrasti con il pensiero liberista e neoclassico, gli autori puntualizzano che l’architetto delle scelte deve fare attenzione nel non modificare il paniere delle alternative a disposizione dell’individuo, in modo da non limitare la libertà di scelta. Nonostante questa specificazione, è chiaro che i contrasti con il modello libertario rimangono: l’obiettivo dei nudge rimane quello di correggere le scelte sbagliate degli individui – mantenendo una componente paternalistica –, permettendo loro di prendere decisioni razionali.

Personalmente credo che queste teorie siano realmente applicabili solo se chi le disegna opera in totale buonafede e senza obiettivi secondari. Qualora così non fosse, anziché parlare di nudge, parleremmo di sludge, ovvero il cugino cattivo del primo. È chiaro che il confine tra nudge e sludge può sembrare molto sottile, ma le recenti applicazioni di queste politiche hanno dimostrato che il nudging può funzionare e può realmente aiutare i cittadini. Nel prossimo articolo spiegherò in quali istituzioni e come vengono implementati i nudge, ma anticipo qualcosa dicendo che affiderei queste politiche ad un libertario e mai a un paternalista: la libertà di scelte deve venire prima di qualsiasi altro requisito, e i nudge possono rispettarla.

Alvise Pedrotti

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