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QUANDO GLI ALUNNI CC E PD SI MENARONO A RICREAZIONE

Quando ti devi alzare alle 7 in punto, e non hai fatto il compito che ti era stato assegnato, le 6:59 sono il momento peggiore della giornata. E in una scuola di Roma per l’alunno PD, dormiente e silente per quattro lunghi anni, la sveglia è suonata domenica. L’alunno Carlo si è presentato impettito, vuole fare il rappresentante degli studenti. E sbraita e grida, PD, contro l’autoinvestitura del vicino di banco, l’arrogantello, reo di aver più volte denunciato l’amico sonnolente per poi cercarne il consenso. Ma soprattutto, di non sapere cosa sia la democrazia perché non accetta la nomina per alzata di mano.

E succede sempre così, mica solo a Roma, mica solo nella classe di PD e Carlo: ad esempio, quando i bar devono chiudere alle 22, tutti s’indignano per il mojito delle 22.01, e quando si parlava di didattica a distanza tutti a difendere a spada tratta la lezione frontale, la socialità, la maestra. E guarda caso da quando Carlo ha fatto trapelare l’intenzione di candidarsi, PD s’è ricordato tutto d’un tratto d’averci sempre tenuto alla democrazia, che rischia ora di essere soffocata dalle manie di protagonismo di un arrogante che vuole impedire ai compagni di classe di esprimersi e di scegliere liberamente il proprio rappresentante.

In realtà, e la cosa non è certo un segreto, PD preferirebbe semplicemente venisse eletto qualcun altro: ad esempio l’alunno Letta, l’amico Gentiloni, il simpatico Gualtieri, l’irreprensibile Sassoli. Nel corso degli ultimi mesi, a ricreazione, PD non aveva esitato a chiederlo ad ognuno di loro: “dai, per favore”. Ma a turno, ognuno di loro, ha risposto “no, grazie”. Se ancora non si fosse capito, l’indisciplinato PD è parecchio furbo: da domenica va ripetendo che l’arma migliore di una dittatura è la segretezza, mentre l’arma migliore di una democrazia è la trasparenza. E che la democrazia si costruisce sull’uguaglianza: che se prevale Carlo senza alzata di mano tutto è perduto, mentre gli alunni Cirinnà e Caudo applaudono il nobile intervento.

Che poi l’alunno Carlo, che un po’ arrogante lo è di certo, ha spesso detto che qualora diventasse rappresentante si circonderebbe volentieri di tutti coloro vogliano dire cose intelligenti, per il bene della classe e della scuola. “Ragazzi collaboriamo, che la nostra attuale rappresentante, Virginia, ci ha fatto pure cancellare la gite”. L’ha detto pure all’alunno Barca, che con Carlo non parla quasi mai, che lo stuzzicava sulla chat della classe. “Avete rotto, preferite un suicidio di massa, piuttosto che ascoltarmi” tuona Carlo una mattina, “che mica son scemo, se io dico sì alle lagne di PD, lui poi rimanda a febbraio, a marzo. E io vado in giro per la scuola, come un buffone, presentandomi come il candidato dei candidati della nostra classe. Ci faremo del gran male. Diciamolo a tutti che voglio fare il rappresentante degli studenti, no?”

Carlo, insomma, non si fida: guarda l’alunno Nicola Z. in ultima fila, che sogghigna. Si erano sentiti al telefono: “meglio ad alzata di mano, Carlo, per il bene della classe”, “ma poi, tu, la alzi?” aveva chiesto Carlo, “eh, dipende da chi altro c’è”, aveva risposta Nicola.

Suona la campanella della ricreazione: succede il fattaccio. Gli alunni Carlo e PD, levandosi d’impeto le mascherine, iniziano a menarsi. Probabilmente era l’unico modo per risolvere la questione, per metterli d’accordo, pensarono gli altri. Sul registro di classe, la maestra appuntò: “gli alunni Carlo e PD alzano le mani l’uno contro l’altro”.

2 Comments

  1. Ottima analisi, veramente spassosa la storia, però, da brava maestra, devo sottolineare un errore ortografico: un arrogante (riga 13) si scrive SENZA apostrofo, essendo, nel contesto, una parola maschile!

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