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SFERA EBBASTA È STORIA DELLA MUSICA ITALIANA

Sfera Ebbasta ha pubblicato il suo quarto disco, ”Famoso”.

Basterebbe dire questo, per chi segue assiduamente la musica italiana, per capire quanto il mercato nei prossimi mesi sarà totalmente monopolizzato dall’artista di Cinisello Balsamo, con un singolo (”Bottiglie Privè”) già certificato ”disco d’oro” dalla FIMI in sole due settimane ed una tracklist spaventosa, totalmente inimmaginabile fino a cinque anni fa per qualunque altro cantante di qualsiasi altro genere.

L’uscita del progetto è stata attesa da milioni di fan fino a tarda notte, ansiosi di vedere l’ennesima evoluzione musicale di un uomo che in soli cinque anni ha totalmente rivoluzionato non solo l’hip hop italiano, accelerandone drasticamente la crescita a livello commerciale, ma arrivando persino ad influenzare lo stesso mercato italiano, portando se stesso al top di qualunque classifica di vendita ed indirizzando l’evoluzione della musica pop nostrana, svecchiando numerosi stereotipi del concetto di ”commerciale”, sdoganando il rap nelle radio come moda vera e propria ed avvicinando la figura dell’artista a quella di icona di stile e trendsetter nell’immaginario nazional popolare.

E tutto questo, ripeto, in cinque anni.

La carriera di Sfera è stata dirompente, costante, in una retta tendente ad una salita continua: da ”XDVR” nel 2015, disco che ha scosso in maniera clamorosa la scena con sonorità importate da Atlanta e dagli Stati Uniti in generale non copiandole ma interpretandole, passando per ”Sfera Ebbasta”, opera della sua affermazione come ”next big thing” del rap italiano, fino a ”Rockstar”, progetto che lo ha coronato come artista poliedrico, capace di spaziare (come all’estero si fa da anni) da un genere prettamente street a sonorità che strizzano l’occhio al gusto di massa e lo ha portato ad essere riconosciuto come una delle colonne portanti del mercato musicale italiano.

E ”Famoso” dove si colloca, all’interno di questo percorso di ascesa continua? Cos’altro può ottenere un artista in Italia più di quello che Sfera Ebbasta ha già ottenuto? Come è possibile superare i confini del successo per come è inteso nel nostro paese?

Questo disco offre la risposta.

Non parlerò di ”Famoso” a livello qualitativo. Al momento è ancora presto, i miei ascolti sono relativamente pochi e cercare il clamore bocciando o promuovendo un’opera che ha ed avrà una tale portata all’interno del panorama musicale che ogni discorso che farei risulterebbe viziato talvolta dall’entusiasmo per alcune tracce ed altre per la delusione nei confronti di altre. Parlo invece dell’unico fattore oggettivo, innegabile e spaventosamente bello per chi è fan storico, come il sottoscritto, dell’artista milanese: una tracklist che si colloca di diritto nella storia della musica italiana.

Le collaborazioni di questo progetto sono numerose ed alzano clamorosamente il livello del disco non per demerito di colui che le ospita nella sua opera, ma perché oggettivamente sono spaziali, gigantesche, fuori portata per qualunque altro, al momento, in Italia. Tralasciando (ma non troppo) la collaborazione con due mostri sacri del rap italiano come Guè Pequeno e Marracash (unici artisti italiani presenti), che nobilitano come al solito ogni traccia che toccano creando una nuova ”Trinità Italiana” (parole di Sfera) al top del hip hop, i featuring che impressionano sono gli altri.

Pensateci un attimo: quanti cantanti di qualunque genere conoscete, in Italia, che possono dire di avere tre dei cento artisti più ascoltati al mondo nello stesso disco, con sonorità totalmente diverse l’uno dall’altro, in tre pezzi destinati a diventare degli ”instant cult”? Esattamente. Nessuno.

I featuring con Future, uno dei padri della trap americana con all’attivo joint album con Lil Uzi, Young Thug e Drake, Diplo, DJ di fama mondiale, e J Balvin, artista di portata commerciale enorme e capace di portare il reggaeton di qualità nel mondo (sì, esiste anche il reggaeton di qualità), sono le gemme sulla corona che Sfera Ebbasta si è posto sul capo. Fino a qualche anno fa la musica italiana era limitata a dinamiche provinciali, racchiusa all’interno di confini linguistici che hanno precluso la possibilità ad autori clamorosamente validi, che avrebbero potuto esportare con successo la loro arte in contesti molto più ampi, di ricevere un riscontro di critica e pubblico maggiore di quello meritato. La varietà di generi e sonorità presente in questo disco ed in particolare in queste tre collaborazioni dimostra la poliedricità dell’artista milanese, la sua definitiva consacrazione, il suo spogliarsi dalle vesti di trapper (termine che è ormai svuotato di qualunque significato) e vestendosi di quelle di hitmaker su scala mondiale a cui nulla, a livello di prospettive artistiche future, è precluso.

Sfera Ebbasta potrebbe essere il cavallo di Troia che sfonda le porte della musica italiana nel mercato americano e quindi globale. Solo il tempo ci dirà se in modo puntuale o in modo continuativo e frequente. Ed era da oltre quaranta anni che non c’era la minima aspettativa sotto questo punto di vista, dal tour americano della PFM nel triennio 1973-1975: questo aspetto, fuori dal gusto personale legittimo di ognuno di noi, è assolutamente indiscutibile e da apprezzare enormemente. E tutto ciò, in soli cinque anni. Tutto ciò con il talento, la fatica ed il sognare oltre le prospettive visibili ed imposte dalla nostra società. Forse è davvero questo che le nuove generazioni dovrebbero vedere oltre alla sacrosanta superficialità materiale che questo genere sfoggia, e forse le critiche feroci che l’uomo Sfera Ebbasta si è preso in questi anni per motivi allucinanti (la gogna mediatica dopo la strage di Corinaldo ne è solo l’esempio più ridicolo e lampante) andrebbero filtrate prima di essere espresse, ricordando quanto l’elemento del silenzio, dell’umiltà reale e dello stakanovismo siano sempre stati elementi ben riscontrabili in questo artista, e sono tre elementi fondamentali per perseguire obbiettivi e raggiungere la soddisfazione e la felicità individuale.

Sfera Ebbasta è ormai un’icona. Il tempo ci dirà se solo italiana o se riuscirà ad imporsi nell’immaginario pop di altri paesi nel mondo. Ma la grande novità è che il tentativo c’è stato: la volontà di provarci, il coraggio di credere in obbiettivi che sembrano irraggiungibili e l’alzare costantemente il livello ad ogni step della sua carriera sono elementi che sono tanto banali quanto spesso dimenticati nel panorama culturale italiano e devono essergli riconosciuti, in un ragionamento scevro dalle dinamiche di gusto soggettivo. Ed un eventuale fallimento non comporterà alcun biasimo.

Sfera Ebbasta ha pubblicato il suo quarto disco, ”Famoso”.

E come al solito, ha spazzato le regole del mercato musicale italiano, per decidere poi lui sul come riscriverle.

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