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UN FIUME DI OPINIONI

Una breve riflessione su come cambiare le nostre opinioni, per quanto fondamentale, non vada in accordo con altri aspetti dell’esistenza.

Uno dei piaceri della nostra esistenza è conversare: quell’umana tendenza a far vibrare l’aria in maniera tale da suscitare una risposta nei nostri simili. Ora magari a vibrare sono gli schermi degli smartphone e una grande quantità di elettroni, ma l’effetto è lo stesso. Non solo strumento utilissimo ma anche diletto, fonte di godimento.

Entrambe queste ultime qualità si mostrano evidentemente in una forma peculiare di conversazione: il dibattito. È facile, se non addirittura necessario, che nel comunicare emergano tra gli interlocutori dei punti di disaccordo. Qui solitamente si innesca un fenomeno quantomeno affascinante: due o più menti si uniscono e, scontrandosi, interagiscono modificandosi a vicenda. In questo felice scontro, molto spesso tendiamo a mostrare come le posizioni altrui siano erronee al fine di screditarle; altrettanto faranno gli altri con noi. Per quanto possa dare fastidio, essere messi in dubbio ha un’evidente funzione positiva: fornire lo spunto di miglioramento delle nostre credenze usufruendo di un diverso punto di vista. In un certo senso dovremmo ringraziare chi sia in grado di metterci in dubbio.

A questo punto cedere al dubbio verso noi stessi comporta abbandonare le vecchie opinioni, per assumerne di lì a breve delle nuove, differenti. Dato questo passaggio, è pressochè necessario che nel corso del tempo assumiamo posizioni in reciproco disaccordo, alle volte persino contraddittorie. Ma se accettiamo quanto ho detto sin ora, non v’è altra possibilità che constatare la grande bellezza di mutare opinione a tal punto da essere in contraddizione con un noi-stessi del passato.

Dall’attualità

E se fin qui non credo possano esserci grandi intoppi, ora giungo al punto spinoso. Mi è capitato la scorsa settimana di ascoltare un politico, durante una dichiarazione, scagliarsi contro un suo avversario rimproverandogli proprio l’aver cambiato opinione rispetto a un caso passato. Capiamoci: l’accusa velata era quella di opportunismo, ovvero di cambiare posizione in relazione alle circostanze e, cosa ancora peggiore per un politico, mi mancare di un vero costante pensiero politico.

Ciò nonostante, la frequenza con cui questo genere di attacco viene utilizzato mi ha portato a sospettare quanto segue: forse in fin dei conti c’è una vera e propria avversione al cambiamento d’opinione, la quale non si mostra soltanto nella politica. La mutevolezza porta incertezza, e l’incertezza inaffidabilità.

Eppure, e con questo chiudo, proprio questo fenomeno dovrebbe essere una dei nuclei fondanti, pulsanti della democrazia e del genere umano: lo scambio di posizioni, lo scontro tra esse attraverso la discussione riguardo le ragione che ciascuno porta, al fine di prendere la decisione migliore. Di nuovo, in questo come in tanti altri casi, emerge cristallina la complessità, forse la contraddittorietà, di noi uomini.

Giovanni Duca

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