Joe Bowker/Flickr
/

BALOTELLI, UN BLUFF TUTTO ITALIANO

Mario Balotelli, alla soglia dei 30 anni, non si è presentato alla ripresa degli allenamenti del Brescia, squadra con cui è in rottura totale. Dopo l’ennesima ultima spiaggia è giusto dirlo senza timore alcuno: Balotelli non è un talento “inespresso”. Non è nemmeno un talento.  Non lo è mai stato.

Partiamo dal titolo. L’uso della parola “bluff” non è casuale, avrei potuto usare “flop, delusione”. Avrei usato quei termini se avessi voluto far intendere una carriera al di sotto delle aspettative. Invece per me la  sua carriera rispecchia fedelmente quelle che sono le potenzialità di Balotelli.

In questo articolo cercherò di analizzare quelle che sono le “dicerie” che si sentono su SuperMario dando un mio punto di vista.

“Con un’altra testa avrebbe avuto ben altra carriera”

Parto dalla considerazione più comune, la testa non è un accessorio del talento. Non hai la testa? Non sei un talento. Essa è una parte fondamentale nella costruzione del calciatore, non averla non è una “scusante”, è un handycap.

Parlerei ora della questione squisitamente tecnica. Balotelli è dotato di un grandissimo fisico abbinato ad una potenza di tiro devastante. Questi due valori del giocatore sono inattaccabili. L’impressione però che dà ogni volta è che in campo il resto gli manchi (per essere un grande giocatore), mai una giocata che ti lascia a bocca aperta o un numero che ti faccia dire “wow chissà che giocatore diventerebbe se trovasse la costanza”. Balotelli non è il classico “genio e sregolatezza”, non è un Cassano. Balotelli è un giocatore che domina quando riesce a puntare sul suo fisico, non sul suo genio o sulla sua inventiva. Questo a mio parere fa perdere un po’ la “patina magica” che circonda il giocatore.

A questo va aggiunto la incapacità nel sacrificarsi in campo ed una scarsa partecipazione alla manovra. Balotelli risulta “insofferente alla battaglia” e a riprova di questa considerazione ci sono le sue statistiche in Champions League. Ha segnato 8 gol in 32 apparizioni nella massima competizione europea. Nessun gol  però è arrivato nelle sfide ad eliminazione diretta dove il livello degli avversari si alza. Quando c’è da combattere Balotelli scompare.

E’ giusto inoltre sottolineare un’altra carenza tecnica che col tempo è emersa: la assenza di precisione. Balotelli è il peggior giocatore della Serie a per rapporto tiri fatti- gol fatti. Ha tirato 51 volte segnando 5 gol. Questi numeri portano il sottoscritto a fare due considerazioni: la prima è che Balotelli è un accentratore, molti palloni devono arrivare a lui (ha fatto un quarto dei tiri complessivi fatti dal Brescia in questo campionato). La seconda è che non è un trascinatore o comunque un uomo di riferimento. Se il Brescia dovesse retrocedere sarebbe anche colpa della scarsa vena realizzativa del nr. 45.

Con ciò non voglio dire che Balotelli non abbia avuto i suoi momenti d’oro (Europei 2012, primi 6 mesi al Milan). Il problema è che sono stati, appunto, momenti a cui poi non è stato dato un seguito. Troppo poco per la considerazione che si ha di Balotelli come calciatore.

“Balotelli è sempre stato preso di mira”

Partiamo da un presupposto imprescindibile: i gesti a sfondo razzista nel calcio vanno condannati sempre. Anzi io spesso auspicherei  dei provvedimenti molto più severi nei confronti di tali manifestazioni.

Quindi io giustifico in toto le reazioni di Balotelli di fronte a tali esternazioni: giusto non farle passare inosservate.

Su Mario va aperta però anche un’altra considerazione: spesso Balotelli viene preso di mira in quanto Balotelli, non in quanto “atleta di colore”. Negli sport in generale si tende a bersagliare di fischi un giocatore ritenuto antipatico (vedi Sergio Ramos o Diego Costa). Ecco Balotelli spesso viene fischiato in questa chiave. Più volte ai tempi dell’ Inter si sentivano fischi e buuu quando lui toccava palla ed il silenzio quando in possesso invece era Eto’o (altro ragazzo di origine africana).

Il giocatore che viene preso di mira allora deve fare due cose. La prima è impegnarsi nel dare un’immagine di sè diversa, dentro e fuori dal campo. La seconda è imparare a conviverci con i fischi: non si potrà mai piacere a tutti.

Balotelli non ha imparato nessuna delle due cose. Anzi in ogni sua esperienza è riuscito col tempo ad inimicarsi anche i suoi stessi tifosi a causa delle sue “balotellate”. Degli esempi? A 20 anni finita una partita prese la maglia dell’Inter e la gettò a terra evidentemente stizzito: un segno di poco rispetto verso la sua squadra. Ai tempi del Manchester City fu beccato a tirare freccette contro i giocatori delle giovanili (alla domanda del perchè lo avesse fatto rispose “mi annoiavo”).

Insomma ce ne sono di episodi che possano giustificare il perchè Balotelli nel corso degli anni non sia riuscito a farsi amare come professionista.

“Balotelli si è trovato solo contro tutti, non ha avuto nessuno da cui imparare”

Questa considerazione, lasciatemelo dire, è quella che mi fa sorridere più di tutte. Balotelli fin da 17enne ha avuto la possibilità di far parte di uno spogliatoio in cui il sacrificio e lo spirito di squadra erano il diktat.

E’ stato inoltre preso sotto l’ala protettiva di uno dei migliori allenatori italiani: Roberto Mancini. Roberto lo fece esordire in prima squadra, lo fece crescere. Nel 2010 inoltre lo volle a tutti i costi al Manchester City convinto delle potenzialità del giocatore.

Balotelli questa fiducia incondizionata non la ripagherà mai. Anzi arriverà a mettere le mani addosso al suo mentore in un allenamento (salvo poi essere perdonato da quella anima pia che è il Mancio).

Insomma Balotelli di modelli a cui ispirarsi ne ha avuti tanti. C’erano tutti i presupposti “ambientali” affinchè lui potesse crescere in maniera serena. La terra bruciata intorno a lui se la è voluta creare da solo, tanto che ad oggi ha pure perso la fiducia di Roberto Mancini che da ct della nazionale non ha mai puntato seriamente su SuperMario.

“Per tutti era uno dei migliori giovani in circolazione, è stato solo gonfiato?”

Balotelli dal 2007 al 2014 vive grazie ai successi di Inter e Manchester City che lo portano ad avere un palmares ricco e grazie ad alcuni brevi periodi dove riesce ad esprimersi ad alti livelli. Dal 2014 in poi è un capolavoro del suo procuratore Mino Raiola. Raiola fu in grado di continuare a spacciarlo come uno dei migliori giocatori in circolazione quando Balotelli da tempo era più noto per le vicende extracalcistiche che per veri gesti in campo.

“Ma perchè la stampa dovrebbe aver esaltato Balotelli? Cosa ci guadagna?” Perchè Balotelli vende, Balotelli è uno di cui ci sono sempre cose da dire, fa sempre parlare di sè. Quindi in un periodo dove i talenti azzurri scarseggiavano ( le generazioni 1989-1990-1991 italiane hanno davvero un basso contenuto di campioni rispetto alle generazioni passate) era necessario elevare un giocatore per far capire che il Belpaese calcistico non era morto. Chi meglio di un giocatore di cui è possibile discutere anche per vicende extracalcistiche?

Inoltre a chi sostiene ancora questa tesi vorrei porre una domanda, una riflessione con cui chiudo anche il mio articolo. Immaginatevi un Balotelli in una qualsiasi altra generazione calcistica italiana. Sarebbe stato al centro dell’attenzione mediatica come lo è stato dal 2008 ad oggi?

Balotelli è figlio della sua epoca. Un’epoca di cui ci ricorderemo in futuro come uno periodi più bassi (si spera) del movimento calcistico italiano. La cosa migliore che si poteva fare con lui era lasciarlo in pace, non elevarlo a messia del calcio italiano. Aspettare che dimostrasse qualcosa di concreto prima di incensarlo. Attorno a Balotelli si è sempre costruito un teatrino che si poteva benissimo evitare.

Perchè l’apparenza da “bad boy” nel calcio stuzzica finchè essa è sostenuta da un giocatore che può permettersi un titolo simile (vedi George Best, Cantona, ma anche il più moderno Rooney).  Balotelli per voi poteva permetterselo?

LASCIA UN COMMENTO

Your email address will not be published.