Timothy Dykes/Unsplash
/

DANCE WITH THE DEVIL: LA DANNAZIONE IN MUSICA

Spesso si discute sul significato delle canzoni: se questo sia inesistente, se sia velato, esplicito, oppure chiaro, ma inconsistente. In questo caso potremmo dire che sia troppo esplicito e troppo duro, ma è proprio questo motivo che rende questa canzone, a modo suo, un capolavoro. Un capolavoro, più che della musica, dell’emozione e della narrazione.

Dance With The Devil è un brano composto da Immortal Technique, nome d’arte di Felipe Coronel (1978), peruviano trasferitosi ad Harlem (NY) da bambino, grazie alla volontà dei genitori di fuggire dalla patria colpita dai disordini intestini. Dopo un’adolescenza tumultuosa, coronata da più soggiorni in carcere e scorribande con i giovani, e non, della sua zona, si dedica alla musica rap.

Possiamo dire che Immortal, come lo chiamerò di qui in avanti, appartenga al filone del rap più “real”, vero, cioè di strada. Il che corrisponde a una scrittura non esattamente morbida, che mette in risalto la cruda vita delle periferie americane e delle loro subculture. Teniamo poi a mente che quest’artista non si è mai esentato da affrontare esplicitamente temi politici e sociali, inevitabilmente vicini alla sua ideologia e formazione. Si sente ispirato dal movimento delle Black Panther, da Che Guevara e Malcom X. Una volta presentato il suo creatore, attento a certe tematiche e proveniente da un ambiente ben preciso, il quartiere afroamericano di Harlem, parliamo della canzone. Va detto che non si intende stereotipare in nessun modo, ma semplicemente riportare il messaggio dell’artista, per quanto possibile.

I once knew a nigga whose real name was William His primary concern was makin’ a million. (Una volta conoscevo un nero il cui vero nome era William la sua preoccupazione principale era di fare un milione)

Questo è l’incipit della canzone, che intende avvicinare l’autore a queste vicende, che può conoscere o aver visto. In più ci vuole presentare quello che può essere il tipico ragazzo di periferia, in cerca di un forte riscatto sociale. A ciò tuttavia aggiunge che non si tratta di un ragazzo modello, di un angelo caduto all’inferno. Anzi“era il peggior imbroglione che il mondo avesse visto, sognava di farsi le star del cinema e di sniffare cocaina“. Se a questo aggiungiamo che la madre, il suo unico genitore, è un’ex tossica che lavora fino a tardi, capiamo che non può essere cresciuto bene.

Inizierà presto a vendere erba e ad aggirarsi per i palazzoni del ghetto, guardando le ragazze, in cerca di rapporti occasionali. Altrettanto presto capirà che in certi ambienti “i soldi non comprano il rispetto”, ossia ciò che lui desidera più di ogni altra cosa. Il punto fondamentale della prima strofa è quando finisce per la prima volta in carcere, dove “non esita a fare la spia”. Così facendo convince i suoi compagni di non essere un vero duro, e perdono la fiducia in lui, e il rispetto. Qui inizia la sua volontà di volersi dimostrare un vero uomo di strada, un vero gangster, proprio come Tony Montana in Scarface.

Questo desiderio di recuperare il rispetto perduto, e di accrescerlo, insieme alla fama e ai soldi, porta William a darsi ancor più da fare nella criminalità. Così inizia a derubare le persone in modo quasi sistematico, passa dall’erba al crack e poi si spinge ancora oltre con la cocaina. Vuole diventare il criminale perfetto, non vuole essere trattato come l’ultimo arrivato o peggio ancora come un codardo. Non bastava. I più potenti nel giro gli dissero che chiunque poteva spacciare, e che chiunque poteva comprarsi una pistola, ciò non lo avrebbe reso un membro della gang. Avevano pronta una prova per William: avrebbe dovuto violentare una donna, per dimostrare quanto fosse un duro. Tutto ciò che voleva era essere come loro, non sarebbe quindi tornato alla sua vecchia vita. E questa era la sua ultima possibilità di farlo.

Fu così che in una tarda notte- “alle tre meno un quarto”– piovosa, si appostarono in una strada finché non videro una donna che stava tornando a casa dal lavoro. William e altri due uomini le coprirono il volto con una maglietta e la trascinarono in un edificio abbandonato. L’ultima strofa della canzone riporta con grande realismo e crudezza lo svolgersi dell’aggressione, e io preferisco non riportarlo. Diremo che però, una volta che ebbero finito, i due accompagnatori tirarono fuori una pistola: era quella l’ultima prova. L’ultimo ostacolo prima di diventare il criminale che William tanto sognava di diventare: uccidere una donna innocente a sangue freddo, fissandola negli occhi.

Bastavano pochi istanti e sarebbe stato Tony, ma è qui che tutta la storia cambia. Quando sollevò la maglietta, tutta imbrattata di sangue, per puntare la pistola sulla sua vittima, la vide. Era sua madre.

Sì, proprio quella che era stata una tossica e che ora provava a resistere in questa vita, provava a portare avanti una famiglia. Proprio lei che lavorava fino a tarda notte per portare del cibo a casa, e per mandare a scuola lo stesso William- “lavorando duro per niente, perché ora lui cosa valeva?”. In questo momento l’intero mondo del ragazzo va in frantumi, scopre di aver violentato sua madre, a causa della sua indole corrotta, che l’ha portato alla rovina più grande.

He turned away from the woman that had once given him birth
And cryin’ out to the sky, ‘cause he was lonely and scared
But only the Devil responded, ‘cause God wasn’t ther
e. (Si voltò dalla donna che una volta l’aveva fatto nascere e pianse verso il cielo, poichè era solo e spaventato, ma solo il Diavolo rispose, poiché Dio non c’era)

Dopo questa frase, a mio parere dalla forza emotiva grandissima, considerando anche l’accompagnamento musicale che porta a questa scoperta scioccante, William “capisce cosa significa essere vuoti e freddi e salta giù dal tetto, morendo senz’anima”. Non può sopportare ciò che ha fatto e ciò che è diventato, e riconoscendo di aver dedicato la vita al demonio, si abbandona alla morte che lo porterà da lui, il suicidio.

Nei versi seguenti Immortal spiega come anche lui fosse presente alla scena, fatto poi smentito, e di come il diavolo lo segua ovunque vada, come di sicuro starà facendo per i due uomini che hanno accompagnato il nostro triste protagonista. Il colore non c’entra, l’infezione di questa mentalità distruttiva colpisce chiunque e non lascia scampo a chiunque sia “egoista e malvagio”. Come viene ricordato in ogni ritornello, i diavoli sono gli angeli di Dio caduti dal cielo, e l’autore non vede differenze con gli esseri umani. Questi stanno infatti bruciando nel “meltin pot”, metafora molto intelligente dal momento che quest’espressione, che dovrebbe indicare l’integrazione e la coesione, contiene il verbo “to melt”, ossia “sciogliere”. Il significato è che l’umanità è fortemente corrotta e in questa società, dove impazza questa mentalità del più forte che vince sul più debole, stiamo tutti bruciando, come diavoli all’inferno.

Dunque, quando il Diavolo ti chiede un ballo, rifiuta sempre e comunque, “perché un ballo con lui potrebbe durare per sempre”, com’è accaduto a William.

Il miglior modo per apprezzare questa canzone è ovviamente ascoltarla, con il testo sottomano. Lasciamo la parola allo struggente campione di Love Story e alla storia, cinematografica e tremenda. Uno dei commenti più apprezzati su YouTube dice: “Impossibile dimenticare dove si era la prima volta che si ascoltava questa canzone.”. Penso che sia vero, io me lo ricordo perfettamente. Forse è stato il trauma più esplicito provocatomi da una canzone, ma è questo il suo senso di esistere.

Certe storie vanno solo raccontate. Qui non si parla di tecnica, non si parla di strumentali o di strofe, non si parla di promozioni o concerti. Si parla di una storia che colpisce duro, e non ti abbandona mai. Si parla di scrittura, in quanto non riesco a vedere differenze tra questo pezzo e un’opera letteraria votata al realismo. Questa deve solo presentarsi assieme ai suoi soggetti, il resto lo fa il sentimento di chi legge, di chi ascolta.

Ogni tanto possiamo abbandonare un significato ingombrante, ogni tanto possiamo apprezzare anche ciò che è frivolo, ma ciò che è vero ha dei pugni più spessi, le sue spade fanno più male. E queste sono le ferite culturali più importanti, quelle che bruciano e quelle per cui non dimentichi dov’eri la prima volta che l’hai ricevuta. Così da sempre, e per sempre. Il realismo, o meglio, la realtà, come la tecnica immortale, di Immortal Technique.

LASCIA UN COMMENTO

Your email address will not be published.