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I gay discreti? Ma per carità!

29 Agosto 2023

Chi è omosessuale, o meglio chi non è eterosessuale, tendenzialmente ha un vissuto più difficile. Tra discriminazioni più o meno lievi, incomprensioni più o meno volontarie e leggi più o meno esclusive è una realtà di fatto che chiunque sia in buona fede riconosce.

Una delle questioni più irritanti, per non dire insopportabili, è la richiesta, spesso tramutata in pretesa, di discrezione. Nell’immaginario collettivo, ahimè, la persona LGBT+ virtuosa è quella discreta e riservata. Tradotto, è quella che non si riconosce, che rimane ad ogni costo nell’ombra. Questa mentalità porta con sé una serie di problemi non da poco.

Non c’è motivo per pretendere discrezione

Innanzitutto è evidente che i membri di alcune categorie della sigla arcobaleno possano mimetizzarsi nel mondo eteronormato con difficoltà nettamente superiori. Basti pensare a transgender e transessuali. Certo, una riflessione del genere potrebbe indurre a pensare che, allora, la sigla in sè sia un’accozzaglia di categorie sociali debolmente legate a vicenda. La suggestione è interessante e in parte condivisibile per quanto mi riguarda, ma non è il tema dell’articolo.

La seconda obiezione potrebbe sembrare quasi banale, ma, evidentemente, non lo è. Ma perché mai una persona LGBT+ dovrebbe essere più discreta delle persone eterosessuali? Perché il folklore arcobaleno dovrebbe avere meno diritto di cittadinanza di quello, ad esempio, napoletano? Perché un croptop rosa su una teenager è grazioso, ma su un teenager è scandaloso? Perché un bacio in pubblico dovrebbe avere un peso diverso in base all’identità degli innamorati?

Mi rendo conto che è semplice scadere in discorsi banali, ma questi eventi, che potrebbero sembrare piccolezze ed effettivamente lo sono se parametrati a una vita intera, sono il cemento dell’insicurezza e dell’infelicità di tante persone che vogliono solo essere sè stesse. Perché io dovrei dimostrare qualcosa che nessuno si sognerebbe di chiedere a mio cugino?

Le libertà civili siano svincolate dall’etica

Potrebbe finire qui, ma, purtroppo, non è così. Perché quando si parla di diritti civili (termine di uso comune ma osceno propalato dalla sinistra come se fosse lo Stato a concedere qualcosa, quando in realtà si tratta di libertà che lo Stato talvolta nega per questioni etiche) la pretesa di discrezione diventa una specie di clava, una minaccia mai esplicita ma sempre pronta a essere sferrata. Finché certe carnevalate non finiscono, non si potrà andare avanti con matrimoni e adozioni. Questo è il non detto che tutti tacciono, ma che tutti sanno.

Pretese intrise del più profondo disprezzo per l’individualismo che si possa immaginare. Così ogni persona LGBT+ deve subire le conseguenze di un (presunto) comportamento inadeguato della minoranza a cui appartiene. E così anche il migrante deve dimostrare di non delinquere e non viceversa. E così si alimentano dei circoli viziosi che isolano molte persone e le relegano alla cerchia stretta di chi è come loro.

Ma poi chi avanza questa richiesta di discrezione cosa pensa, che ci sia un segmento di DNA che rende le persone LGBT+ propense alle “carnevalate” solo perché su Facebook o su qualche giornale è saltata fuori qualche foto di dubbio gusto? C’è chi è discreto e chi no. Come tra i preti, le coppie etero e single incalliti. Esattamente allo stesso modo.

Infine, come è possibile che nel 2023 si pensi che comportamenti eticamente accettabili, quindi arbitrariamente scelti secondo la propria morale, siano prodromici di libertà e diritti civili? La pericolosità di questo pensiero è tanto banale quanto smisurata: è totalitaria.

Per un dibattito libero e scevro da polemiche

Questa riflessione non nasce dall’intento di animare polemiche, già se ne sentono abbastanza. Si tratta di un tentativo, temo vano, di riportare un pezzetto della discussione pubblica su un piano comprensibile per tutti. Il tema non è dire sì o no alla gestazione per altri, è qualcosa che piuttosto viene prima.

E non è nemmeno se partecipare o meno al Pride, evento che, purtroppo, in Italia è monopolizzato da una parte politica, la sinistra progressista, che ha interesse a polarizzare l’argomento diminuendo, di fatto, le già scarse chance di conquistare nuovi spazi di libertà. Si dovrebbe parlare anche delle conseguenze pratiche che comporta la confusione tra progresso e libertà per chi viene discriminato, ma è un’altra questione ancora.

La questione è chiedersi quanto la morale individuale autorizzi a prevaricare l’altro nel privato e a legiferare in maniera restrittiva nella sfera pubblica. Per un liberale la risposta è tanto evidente quanto scontata, ma capisco che esistano persone con prospettive diverse. Ebbene, se costoro non si vergognano dichiarino la propria opinione apertamente. Se davvero credono che la prevaricazione fine a sè stessa sia il modo con cui rapportarsi agli altri lo rivendichino senza peli, più o meno credenti, sulla lingua.

Porre la questione in questi termini permetterebbe di chiamare il bluff, di esplicitare quel non detto che pesa come un macigno su milioni di persone che non sono “discrete” per indole o che lo sono ma sono così sfortunate da non essere eterosessuali. Tutto ben diverso dall’appellarsi a un non meglio specificato progresso o a declamare i difetti della “libertà che non libera”.

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