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IL DOLCE STIL NOVO STA ROVINANDO I NOSTRI FIGLI?

L’altro giorno, mettendomi finalmente a riordinare la libreria, ho fatto quello che faccio sempre: perdermi nella lettura delle numerose opere che fanno di me una persona colta, saggia e certamente superiore alla media. Perché come tutti sappiamo, la lettura e lo studio sono elementi che più che migliorare noi stessi ed offrirci spunti di riflessione stimolanti ed introspettivi, devono assolutamente elevarci all’interno di una conversazione consentendoci di distruggere intellettualmente il nostro nemico, possibilmente con saccenza e spocchia. Quale meraviglia nel perdermi fra le opere che dico di aver letto senza mai averlo fatto per avere l’aura intellettuale che mi piace tanto, che bellezza sfogliare “Il Ritratto Di Dorian Gray”, libro che nessuno ha mai affrontato e assolutamente non inflazionato, quanta poesia nei capitoli in francese di “Guerra e Pace”, significativi ed incisivi per la mia crescita come uomo, pur non sapendo io mezza parola di francese.

Mentre stavo viaggiando all’interno di questi meravigliosi tomi che non toccavo da anni, i miei occhi si sono posati per caso su un sonetto piuttosto breve, e subito ho pensato: “Leggi pure questo, non sia mai che la tua anima non possa venire allietata da tali soavi versi”. Lo ho fatto. E non avete idea del disgusto che ho provato. Mai visto, in tutta la mia vita, un qualcosa di così oscenamente volgare e diseducativo. Ed è tempo che qualcuno ne parli. Tale “poeta” (termine ovviamente ironico, i poeti sono altri, ve lo dico io) porta il nome di “Cecco” Angiolieri, un borghesucolo di quartiere, toscano, e già come si intuisce dal nome, non merita di certo le attenzioni di persone come me e voi, cari lettori. Vi ricordate quando eravamo giovani noi? Vi ricordate quanto era bella la letteratura, quando la leggevamo noi? Vi ricordate quante serate passate a parlare di tematiche serissime, di voler cambiare il mondo, di portare un messaggio socialmente utile per salvare l’umanità? Vi ricordate quando la musica suonava come canti di sirene, il cibo era fresco, c’erano le mezze stagioni e, soprattutto, c’era Lui? Scordatevi tutto questo. Perché siamo innanzi alla più grande schifezza si sia mai concepita.

Questo mostro, e non esagero a definirlo tale, ha dato vita a questo scempio, intitolandolo “S’i’ Fossi Foco”. Una lista della spesa. Una lista della spesa orrenda, in cui Angiolieri ci offre la sua visione della vita. Se si può chiamare vita questo marasma di volgarità e dissolutezza, ovviamente. Allego sotto il testo, ma vi avviso: a coloro che sono suscettibili a tematiche morali, invito caldamente ad uscire da questo articolo e risparmiarvi il tedio.

S’i’ fosse foco, arderei ’l mondo; 
s’i’ fosse vento, lo tempesterei; 
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei; 
s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;

s’i’ fosse papa, sare’ allor giocondo, 
ché tutti cristïani imbrigherei; 
s’i’ fosse ’mperator, sa’ che farei? 
A tutti mozzarei lo capo a tondo. 

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre; 
s’i’ fosse vita, fuggirei da lui: 
similemente farìa da mi’ madre. 

S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui, 
torrei le donne giovani e leggiadre: 
e vecchie e laide lasserei altrui.

Ora, cari lettori, non voglio insultare la vostra intelligenza spiegandovi per filo e per segno il componimento, parafrasando verso per verso: mi sembrerebbe un insulto alla vostra intelligenza che sono sicuro abbiate in abbondanza. Ma come ci siamo ridotti? Questo poetucolo, dall’alto della sua vita agiata di membro di una famiglia senese benestante, si permette di sputare sentenze inique nei confronti di qualunque cosa gli passi per la testa. Innanzitutto, questa volontà di distruggere il mondo espressa nella prima parte del “componimento” è tutto fuorché accettabile: se un viziato figlio di papà soffre, non ha il diritto di esprimere rabbia e dissenso, ma stia zitto (che poi, si sa come i ricchi in fondo non soffrano). E men che meno si azzardi a tirare fuori l’ironia, perché i nati ricchi non possono ironizzare sulla povera gente, men che meno nei confronti del mondo intero. Vogliamo poi considerare la mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni? Il papa e l’imperatore non sono cattivi, questo lo sappiamo tutti. Fanno solo quello che deve essere fatto, e garantiscono con il loro controllo la nostra serenità. E non smetterò mai di dir loro grazie, per il lavoro che quotidianamente fanno per le strade delle nostre città, portando ordine e disciplina: l’ingratidudine verso coloro che usano per il nostro bene bastone e ca… Bastone e bastone, trovo personalmente sia quanto di più immondo un cittadino possa fare. E poi, che problema c’è se salta qualche testa? Se non volevi ti fosse tagliata, evitavi di delinquere, non siete d’accordo? Tralasciamo poi i versi sul padre e la madre: tutti sappiamo quanto i genitori siano importanti, e questo messaggio di odio nei loro confronti, augurando addirittura la morte, mi sembra veramente segnale della poca importanza che dovete prestare alle parole di questo omuncolo. Il padre e la madre vanno onorati, sempre, soprattutto il loro bastone.

Ma è la conclusione che mi ha lasciato basito. Davvero siamo arrivati a tanto? Davvero la massima espressione che questi nuovi artisti sanno offrire è una sterile voglia di sfogare gli istinti animaleschi sulle nostre povere ragazze indifese? Dove sono finiti l’impegno sociale, la critica, le supercazzole che ci rendevano portatori elitari di un primato culturale morto trecento anni fa, il quale ci consente di vivere di ricordi senza mai proporre nulla di innovativo artisticamente e/o socialmente perché tanto noi abbiamo il Rinascimento, Giulio Cesare ed il Colosseo? Questa frivolezza e mancanza di contenuti è pericolosa, deleteria ed immorale.

Cosa succederà quando i nostri figli leggeranno questa o altre opere simili? Come faranno a discernere fra arte e realtà? Vorranno appiccare incendi? Vorranno far saltare le dighe? Vorranno scatenare una rivoluzione? Vorranno ucciderci tutti? O peggio, vorranno forse sfogare i naturali desideri sessuali di ragazzi facendo del sesso consenziente? A me tutto questo francamente pare assurdo. Invito le autorità a prendere provvedimenti, affinché “artisti” come “Cecco” Angiolieri e suoi eventuali seguaci la smettano di lordare la società con le loro parole disgustose, evitando così la corruzione morale dilagante e riportandoci ai fasti culturali, sociali ed artistici di quando noi, generazione più saggia e definitivamente migliore, eravamo giovani. Perché quando eravamo giovani, tutto era più bello. Ma soprattutto, eravamo più belli noi.

2 Comments

  1. Edoardo ,
    Sinceramente penso che tu avresti dovuto evitare di scrivere questo pistolotto senza senso .
    Sei troppo giovane , alcune aree del tuo cervello devono ancora assestarsi e , sebbene tu sia maggiorenne , per la Legge , io mi fido di più della Marguerite Yourcenar , per la quale i giovini come te se non superano i 40 anni , capiscono ben poco del senso vero delle cose .
    E il sonetto di Cecco è troppo importante cosa per ricadere sotto la analisi di chi non sia ben ” attrezzato ” .
    Vedi io credo che il ” Largo ai Giovani ” ad ogni costo sia sostenuto da una genia maligna che vuole la rovina dei giovani stessi e la massimizzazione del profitto della Specie cui apparteniamo , Specie che ci rende maturi sessualmente a 13 anni e intellettualmente oltre i 40 , perché ci si possa cacciare , con incoscienza , in esperienze di cui poi pentirsi per tutta la seconda parte della vita , mentre Lei se la ride .
    Non ti offenderai se ti dico che l’ ottimo Cecco non merita , ancora , le tue attenzioni .
    Concluderei con un consiglio di un personaggio storico , vissuto nel West , che spesso si trovava in situazioni molto pericolose in cui era facile perdere la testa : Non avere fretta , ” Take your time “.

    • Salve esimio signor Trestiton,
      Non ho capito assolutamente nulla di ciò che ha scritto e dubito lo abbia fatto Lei se non ha colto l’ironia dell’articolo in questione. Nel caso contrario in cui Lei lo abbia invece fatto, Le porgo le mie sentitissime scuse.
      Ossequi

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