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MASSIMO PERICOLO, LA MALINCONIA DELLA PROVINCIA

Internet negli ultimi anni ha trasformato numerosi artisti in semplici font per meme da condividere nei vari gruppi social, svuotandoli spesso del loro significato originario e rendendoli quindi innocui. La prima volta che ascoltai Massimo Pericolo la motivazione fu proprio il passaparola in seguito alla canzone che gli ha consentito di emergere a livello nazionale, ”7 Miliardi”: il video di questo pezzo presenta tutti gli elementi con i quali è piuttosto facile fare ironia, grazie alle immagini evocate talmente forti da sembrare iperboli ed un linguaggio che galleggia fra l’essere estremamente diretto e l’essere estremamente basico.

Ma Massimo Pericolo è tutto fuorché un personaggio su cui fare della facile ironia. Anzi, è tutto fuorché un personaggio. La sua produzione artistica trasuda realtà e sincerità da ogni punto di vista, ed il fatto successo improvviso ma assolutamente meritato premiano la schiettezza e la mancanza assoluta di filtri o censure fra ciò che il rapper vede e ciò che il rapper scrive.

”Appartengo alla categoria di persone che la televisione la guardano, non la fanno”, disse all’inizio della prima intervista su una rete nazionale a ”L’Assedio”. Figlio di quelli che egli stesso definisce ”falliti” nel brano ”Sabbie D’Oro”, vero e proprio manifesto dell’artista, cresciuto fra gli sconfitti, finito in prigione per spaccio, ”metà buono e metà uomo”. Massimo Pericolo è lo specchio di centinaia di migliaia di giovani che crescono senza una reale prospettiva di migliorare la loro condizione di partenza, impossibilitati ad avere delle ambizioni che superino la mera sopravvivenza, costretti a scendere a compromessi con la moralità comune per permettersi anche le spese basilari per sopravvivere.

Un frame iniziale del video di ”7 Miliardi”, in cui Pericolo brucia la scheda elettorale

La visione che pezzi come ”7 Miliardi”, ”Sabbie D’Oro” o ”Polo Nord” raccontano uno scenario differente dalla media del rap italiano e tematiche non comuni nella cultura hip hop. Mentre la normalità è descrivere e sviscerare l’ambiente delle periferie delle grandi città, dove le condizioni spesso difficili e problematiche trovano una facile contrapposizione con i quartieri più abbienti, Massimo Pericolo fa partire la sua narrazione da un elemento molto più complesso, più tipicamente italiano ed erede della tradizione cantautoriale genovese, la provincia.

Questa perde qualunque connotato romantico e positivo, ma assume il ruolo di una gabbia che soffoca i suoi figli, limitandone le ambizioni e costringendoli ad una fatica immane per uscire dalle sue dinamiche e dalla sua routine fatta di insicurezze, noia e ripetitività. Il frutto di queste dinamiche è la totale sfiducia dell’individuo nei confronti non solo della realtà, ma anche nei confronti dello Stato e dall’autorità: nel caso specifico, Massimo Pericolo descrive in numerosi passaggi della sua produzione artistica l’esperienza del carcere, che lo ha segnato nel modo più negativo possibile.

Condannato per spaccio, quattro mesi in galera e più di un anno ai domiciliari non solo hanno lasciato nell’artista delle immagini che lo hanno inevitabilmente segnato, ma anche l’odio ostentato per le forze dell’ordine, la messa in discussione di ciò che da fuori può essere apparire come una semplice dicotomia fra buono e cattivo, la totale inutilità dell’esperienza, che non ha avuto in alcun modo finalità rieducative ma ha anzi creato il senso di ingiustizia in colui che ha compiuto il reato.

Nel video di ”Beretta”, con molta ironia, l’artista sottolinea l’assenza di rispetto per le Forze dell’Ordine

In conclusione, Massimo Pericolo è un artista che è riuscito a comunicare un disagio generazionale che trova pochi paragoni nella discografia odierna: la sua arte è permeata di malinconia, che non si è annullata con il riscatto ed il successo, ma anzi è aumentata nel tempo realizzando, come da sua citazione, che ”rispettare la legge è uno sport per ricchi”, e che coloro per che nascono lontani dagli occhi del benessere ci sia un trattamento freddo e distaccato da parte di coloro che dovrebbero tutelare tutte le fasce sociali e tutti i cittadini. La disillusione e le dinamiche peggiori della provincia sono elementi estremamente presenti nella vita di numerose persone, ma sono troppo spesso ignorate ed assenti nel dibattito quotidiano. Massimo Pericolo, semplicemente, riporta la realtà, senza abbellirla o truccarla, risultando abbastanza divisivo da fare il rumore necessario per far parlare di essa.

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