Bobo Tv
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La parabola della Bobo Tv, divorata dai suoi stessi personaggi

Due premesse sono qui opportune, se non indispensabili, prima di cominciare la trattazione. Primo: chi scrive è un ex entusiasta fan del programma, che lo ha seguito con costanza dalla sua nascita sino al suo attuale format e che, ad oggi, non ha nulla contro i quattro conduttori-protagonisti, anzi prova pure una certa simpatia nei loro confronti. Secondo: le considerazioni di seguito riportate non hanno come obiettivo la critica o il giudizio della trasmissione – né tantomeno dei suoi interpreti – bensì quello di proporre spunti di riflessione riguardo a certe dinamiche comunicative adottate, al fine di evidenziare una certa distinzione che, a detta di chi scrive, è necessario sussista tra giornalismo sportivo e intrattenimento.

Per chi non la conosce, la Bobo Tv nasce circa due anni fa, quando Christian Vieri invita tre amici a dare un seguito concreto ad un’iniziativa che, a detta sua, era nata spontaneamente “durante la noia del primo lockdown”.

Per completezza di informazione, segue subito una rapida presentazione delle quattro figure di spicco del programma.

Bobo Tv - via profilo Instagram di Christian Vieri
Da sinistra: Daniele Adani, Christian Vieri, Antonio Cassano, Nicola Ventola.

Daniele Adani, detto Lele. Con una buona dose di autocompiacimento ama definirsi amante del “Calcio con la “F” (Football)“, o, in serate in cui è maggiormente ispirato, “Filosofo del Football“. È esperto di tattica, statistiche ed expected goals, grazie alla sua esperienza di commentatore prima per Sportitalia, dove viene a contatto con quel calcio sudamericano di cui si fa portavoce, poi per Sky, dove, a partire dal 2012, scala diverse gerarchie, diventando uno degli uomini di punta dei principali programmi sportivi del canale. All’interno della Bobo Tv è indubbiamente il più competente – tanto che l’amico Cassano è solito definirlo “il Messi degli opinionisti“. Parla e dispensa opinioni con un linguaggio tecnico e forbito, ma, oramai da diverso tempo, sta subendo anche lui una triste e apparentemente irrefrenabile parabola renziana, in cui il personaggio sovrasta di gran lunga la persona. Il pacchetto si conclude con una presenza social frenetica e a tratti insensata, ma evidentemente apprezzata, che scorre fra sforbiciate sul letto e grida sguaiate pro River Plate, performance da vocalist in discoteca a Milano Marittima in cui inneggia alla “Garra … Charrùa!”, sino ad arrivare al recente tormentone Instagram da lui stesso lanciato al grido di “a livello di servilismo come siamo messi?”. Come evidenziato dunque, non esattamente il personaggio più umile in circolazione, soprattutto negli ultimi tempi. 

Antonio Cassano. Ha bisogno di poche presentazioni. Riguardo al suo personaggio all’interno della trasmissione ricopre a meraviglia – alle volte spontaneamente, altre un po’ meno – il ruolo del quaquaraquà sciasciano. Confessa di passare quasi la totalità delle sue giornate a guardare sport in televisione, e conseguentemente si auto-qualifica come esperto generalista, qualunque sia lo sport argomento di discussione: dal calcio tutto, nazionale e internazionale, al tennis, sino al basket NBA e alla Formula Uno, oltre che ovviamente al padel, la “vera” passione che unisce tutti e quattro i nostri eroi. Enfasi e concitazione comunicativa guidano i suoi pensieri, poi non importa più di tanto se i dati che cita sono inesatti e falsi. Due esempi su tutti al volo per intenderci: 1) nella puntata del 10 febbraio 2022 Antonio espone al gruppo come la Lazio abbia la migliore difesa in serie A nelle ultime dieci partite. Dato importante, se non fosse che in questa classifica speciale la Lazio si trova al nono posto dopo Inter, Juve, Napoli, Milan, Torino, Atalanta, Spezia e Bologna; 2) Nella puntata del 4 aprile 2022, dibattendo su l’avvicinarsi dei play-off NBA, l’oracolo di Bari Vecchia ammonisce i compagni con la seguente affermazione: “Questo’anno occhio anche ai New York Knicks di coach Tom Thibodeau, a cui segnare 100 punti è quasi un inferno”. Il giorno seguente (confesso che sembra una barzelletta ma è successo realmente), il 5 aprile, i Knicks sono matematicamente fuori dalla lotta play-off e hanno subito più di 100 punti in 55 partite sulle 79 giocate (circa il 70%).

La cifra stilistica di Fantantonio è da tempo inquadrabile nella critica: pare afflitto da quella strana sindrome che prima di lui ha già colpito tra gli altri personaggi come Cruciani e Sgarbi, solo per citarne alcuni: sindrome che impedisce al soggetto di esporre un concetto in maniera semplice e lineare, imponendogli di approfittare del discorso per criticare qualcuno con veemenza e una sempre più dilagante volgarità. Attacca tutti, quasi indistintamente: da chi, a detta sua, propone ancora un calcio all’antica ed è travolto dal progresso calcistico moderno – i vari Conte, Mourinho, e, recentemente, persino Carlo Ancelotti – a quei giocatori, sempre a detta sua, mediocri ma sopravvalutati – da Immobile a Dybala, passando per Zaniolo e Cristiano Ronaldo.

La tribù dei bomber è completata da Christian Vieri, detto Bobo, e Nicola Ventola. Indubbiamente dei due personaggi più sobri del programma.

Il primo, da imprenditore qual’è, si interessa maggiormente al riscontro economico della trasmissione piuttosto che a quello contenutistico, e, conseguentemente, svolge il ruolo di direttore responsabile della banda. Si occupa principalmente degli annunci pubblicitari riguardanti gli sviluppi della Bobo Summer Cup, elogia di tanto in tanto la sua Bombeer, “la birra dei bomber”, e gestisce musichette e chat dei sub – non sempre con toni graziosi. Con il passare delle puntate il nostro Bobone nazionale sta mollando sempre più gli ormeggi del dibattito – anche perché gran parte delle partite non le guarda, occupato a mettere a letto le bimbe. Alle volte, inaspettatamente, riappare vocalmente con un “PAM PAM!”, con cui benedice e impazzisce all’ennesima sparata di Antonio Cassano verso qualche personaggio del mondo calcistico, ben consapevole del ritorno di audience che quest’ultima condurrà alla propria Tv.

Il buon Nick, al contrario, sovrastato dall’esuberanza comunicativa degli altri due, fa spesso da spalla, preferendo starsene spesso in disparte e intervenendo solo quando direttamente interpellato. Anche lui, come chi scrive, appare spesso alienato di fronte al fanatismo oramai esasperato di taluni attacchi contro certe personalità dello sport; nelle sue analisi, inoltre, risulta di gran lunga il più imparziale, realista e alle volte persino preparato del gruppo.

Bobo fa partire per errore una musichetta destinata ad una sua storia Instagram, mentre Adani commenta il goal di Mkhitaryan in Sampdoria-Roma del 3 aprile

Nel complesso, Vieri e i suoi tre amici sono fuoriclasse della disintermediazione: autentici e perfetti interpreti dello spirito del proprio tempo. Nemmeno loro lo nascondono, anzi ne vanno fieri, ribadendolo ad ogni occasione possibile: “La Bobo Tv è un nuovo modo di fare comunicazione, un nuovo format che ci permettere, da casa, di stare assieme, COSTANTEMENTE connessi con i nostri amici sub, con la nostra chat che ci segue con passione, dedizione e rispetto”. Le parole passione, dedizione e rispetto creano in me un certo senso di disgusto, facendomi immaginare gli abbonati come soggetti lobotomizzati da qualche strana propaganda, ma questo è un altro discorso su cui è meglio sorvolare.

Immediatezza dunque, fruizione istantanea. Ci troviamo di fronte ad un format che fa della semplificazione la sua cifra stilistica fondante: un dibattito sul calcio che ripropone quel modello sociale dell’opposizione irriducibile, dello scontro colmo di ideologia, alternando toni messianici, accuse e odi più o meno sopiti, senza accettare compromessi di alcun genere.

Ve li ricordate i commenti e i tweet che recitavano a gran voce: “Tenetevi Caressa e i dinosauri della Rai”? Ecco, la Bobo Tv è la soluzione. Via le sovrastrutture mediatiche, i giornalisti cialtroni, gli studi televisivi a pagamento, ma soprattutto le forzature dei tempi televisivi che strozzano le riflessioni più approfondite limitandone la completezza, e dentro i nostri amati ex-calciatori all’interno di una nuova piattaforma. Twitch, che per fisiologia completa l’opera studiata a tavolino – a conferma che la nascita della trasmissione non è in realtà così spontanea come recitano i suoi protagonisti sulle orme di “eravamo quattro amici al bar”. Quest’ultimo è difatti il social network in circolazione che più di ogni altro si presta alle logiche della Subscription Economy, offrendo la possibilità di premiare i fan, con l’invito in trasmissione degli abbonati, gente comune, che magari sogna di parlare con i propri idoli di una vita. Chi non vorrebbe dibattere di calcio con ex calciatori di tale prestigio? Chi vorrebbe limitarsi ad essere solo osservatore e testimone del programma, qualunque tematica  esso tratti, – come accade in televisione o sui giornali – quando vi è la possibilità di esserne protagonista, partecipare attivamente, avere titolo per dire la propria?

La piattaforma di streaming raffigura ad oggi l’essenza dell’autonomia indipendente, un luogo franco in cui vale tutto, in cui si può sempre avere qualcosa da dire senza aver paura di sbagliare. E poi ci sono gli ospiti, la vera arma in più del programma, dalla sua nascita fino ad oggi. Leggende calcistiche che hanno cambiato il panorama di questo sport a livello nazionale e internazionale, calciatori e non solo, scelgono di partecipare alle dirette Twitch della Bobo Tv, innalzando qualitativamente e quantitativamente il livello della trasmissione: da Francesco Totti a Daniele De Rossi, da Javier Zanetti a Fabio Cannavaro, dal mister Roberto Mancini al genio Guardiola, passando per Roberto de Zerbi e Gonzalo Higuain, sino a Ronaldo il Fenomeno, nell’epica puntata del 31 gennaio 2022, che ha superato i 600mila streaming totali.

Sotto lo sfocato attributo di “competenti” i quattro moschettieri del pallone e della risata sono stati in grado di ribaltare le regole della comunicazione sportiva: con la pretesa di essere reputati “scomodi” – quando invece risultano assolutamente conformisti nel loro finto essere anticonformisti – dibattono pochissima tattica – per replicare al calcio degli accademici -, rimpiazzandola con tanta caciara, un mare di scherzi, aneddoti e risate. I numeri gli danno ampiamente ragione: ad oggi, la trasmissione occupa il terzo posto al mondo per numero di seguaci tra i programmi sportivi su Twitch, dimostrando da un lato quanto la piattaforma live streaming di Amazon sia adatta per ospitare i talk sportivi, dall’altro confermando la pericolosa deriva che sta prendendo il giornalismo sportivo, sempre più alla prese con le bindole di presunti profeti e demagoghi, in un chiacchiericcio sconclusionato da bar sport.

Fenomenologia del Bomberismo

È proprio su questo tema che chi scrive vorrebbe centrare il fulcro del dibattito, tentando di andare un po’ oltre ai meme che riprendono i ripetuti errori da pronostico, profetizzati da Cassano, che spesso non fanno altro che offrire visibilità gratuita al programma. 

Il primo aspetto comunicativamente rilevante che si intende sottolineare riguarda l’esigenza manifestata dai quattro di ricoprire il ruolo del personaggio assegnatogli, imposto a priori, senza compromessi. Concretamente questo si traduce nella necessità sempre più pressante di manifestare se stessi attraverso il racconto, dettata dal bisogno di distinguersi, di essere riconosciuti. Conseguenza diretta (e cercata), i personaggi diventano prioritari rispetto a quello che raccontano. Così come una scrittura autocompiaciuta, artificiosa ed enfatica, si è impossessata di buona parte del giornalismo italiano, una narrazione enfatizzata e perennemente stizzita, edificata su frasi fatte ed espressioni meccaniche va progressivamente conquistando nuove piattaforme. Anche nel giornalismo sportivo.

Un’idea diametralmente opposta rispetto a quanto proferivano, tra gli altri, le voci di Gianni Brera e Giovanni Mura – considerati veri e propri eroi letterari per chi scrive – i quali invocavano a gran voce la necessità, per un buon comunicatore, di “presentare l’oggetto nascondendo il soggetto”, incentrandosi cioè sul contenuto, senza prevaricarlo mai con la propria ingombrante presenza. Con il passare delle puntate invece, esaltati dai responsi quantitativi sui social e da un tanto folto quanto labile consenso popolare-virtuale, i bomber del pallone sono saliti ancor di più in cattedra, guidati dai perfezionismi del professore Adani: si piacciono, si parlano addosso e si gonfiano, convinti di avere nelle proprie mani la verità assoluta. Una volta ottenuto lo status di “esperti” e di “voce libera fuori dal coro”, lo show fa leva a questo punto sull’esibizionismo e sull’egolatria dei presunti intellettuali moderni.

Urlano sempre, tutti e quattro. Del resto, professionalità e soprattutto sobrietà sono concetti del secolo passato, oramai lo si sa, dal giornalismo alla politica, sostituiti inesorabilmente da un individualismo esasperato, spesso volgare e acchiappa-click. Fa tutto parte della struttura dello show: il pubblico non se ne sorprende, al contrario apprezza (e condivide via social).

La seconda dinamica adottata degna di nota è la seguente: nelle performance degli alfieri nostrani della complessità – titolo che chi scrive si è preso il permesso di attribuirgli – si segnala un’abbondanza esorbitante e ripetitiva di false dicotomie. Si tratta di una strategia immediata ed efficace mirata alla semplificazione. L’obiettivo primario è ridurre la realtà a due alternative nette, distinte, eliminando di fatto quelle complessità di cui loro, per primi, si fanno portavoce. Un alterco fra mondi incompatibili.

Esempio tangibile: il calcio moderno e rivoluzionario dei vari Guardiola, Klopp o Tuchel, contrapposto all’idea di calcio medievale, difensivo e oramai superato – per lo meno a detta loro – di Allegri, Simeone o Capello. Come se esistesse anche solo lontanamente la possibilità di declinare modelli che possano spiegare scientificamente una materia dura, imprevedibile e situazionale come il calcio, una materia che ha nella sua genesi fisiologica l’impossibilità di prestarsi ad alcun dogma dottrinale. Nella realtà dei fatti, sul campo, molto spesso le idee non sono così nette né tantomeno aderenti concretamente al gioco proposto dai loro interpreti: si tratta perlopiù di distinzioni fittizie, giudizi morali, utili soltanto a polarizzare le posizioni, anche quando quest’ultime non sono così incompatibili fra loro. 

A supporto di quanto detto, si invitano Adani & Co. ad ascoltare attentamente le parole che Pep Guardiola, innervosito, pronuncia mercoledì sera, al termine della doppia sfida di Champions League contro l’Atletico Madrid del Cholo Simeone. Una sfida che ha visto trionfare nel doppio confronto il Manchester City, autore però di una partita di ritorno estremamente difensiva e sofferta: 

Non abbiamo avuto altra scelta che difenderci. Io sono il primo a dire che il tema dello stile e delle filosofie non mi piace.

Pep Guardiola, 13 aprile 2022

Parole oculate e intelligenti, anche se un po’ incoerenti, secondo il giudizio di chi scrive, dopo le dichiarazioni su 5-5-0 e sul calcio preistorico proposto dai Colchoneros appena una settimana prima. 

In sostanza, alla Bobo Tv si ripetono, contestualizzandole, le medesime strategie comunicative che riempiono certe apparizioni nei talk show politici odierni in televisione. A questo si aggiunge una ricercata volontà di barricarsi dietro la presunta complessità delle proprie analisi, sfruttando un incessante appello alle emozioni, al fine di rendere i protagonisti autorevoli nei confronti del pubblico. Viste le circostanze, sarebbe a questo punto possibile destinare Lele Adani alle analisi geopolitiche di tattica militare a La7 e il prof Orsini a dirigere il dibattito calcistico alla Bobo Tv: il risultato potrebbe non essere così differente dall’attuale realtà.

Tutto sembra funzionare a meraviglia e i numeri lo dimostrano. Ciò accade perché, diciamolo chiaramente, le diatribe sui tatticismi non interessano a nessuno. Servono storie, non fredde letture di gioco. E cosa c’è di meglio di una bella storia raccontata bene, condita con un linguaggio elegante e ricercato a tal punto che, a volte, persino l’ascoltatore perde le sue certezze? Cosa c’è di meglio di una storia narrata con una perfetta padronanza dei tempi e dell’enfasi comunicativa, che affascina l’ascoltatore, ammaliandolo? Ed ecco che la Bobo Tv risponde prontamente anche a questa esigenza sociale: dalla carriera leggendaria del Loco Bielsa, alla storia che ha portato Manè e il suo Senegal alla vittoria di una leggendaria Coppa d’Africa; dalla storia personale di Bobo intervistato da Adani, alle decine di racconti nostalgici dei tempi passati -“Te le ricordi Ventola che spettacolo le serate all’Hollywood?

Bobo Tv

Oggi, ad oltre due anni di distanza dalla sua nascita, la Bobo Tv ha raggiunto un certo potere in termini di numeri e seguaci, e pure un certo status pienamente rilevante nel dibattito pubblico – si pensi a quanto le dichiarazioni fatte in diretta finiscano molto più spesso del dovuto sulle pagine dei giornali sportivi. Raggiunto tale tranguardo, lo show mette ora in atto un terzo espediente comunicativo ragguardevole. Quello del tentare di incarnare l’eroe buono sostenuto dal popolo, dalla fedele chat, che è attaccato da subdole minoranze elitarie dal pensiero differente.

Il messaggio che si vuole trasmettere, idealmente, è quello del “vogliono fermarci a tutti i costi, vogliono impedirci di dire la verità, di essere liberi”. Alla lettera, riprendendo quanto detto in una delle ultime dirette: “Voi siete dei disonesti, dei bugiardi, dei falsi, dei servi [] Voi state offendendo la verità. E qua sulla Bobo Tv la verità invece vi arriva in faccia, nei denti, che la vogliate sentire o no. Perché qua si parla di calcio in maniera libera e giusta. E non siamo servi di nessuno”. Frasi simili vengono ripetute almeno due o tre volte durante ogni live, tutte le settimane, qualunque sia la squadra su cui verte la discussione. Quello dell’inventarsi “vittime” delle cose è uno strumento efficacissimo e universale, sfruttato spesso dalla propaganda politica demagogica, che è diventato uno dei meccanismi più sfruttati anche dalla retorica populista. Anche in questo caso niente di nuovo sotto il sole dunque, semplicemente un riproporre nel dibattito calcistico certe dinamiche numericamente di successo.

Bobo Tv
I quattro moschettieri del pallone e della risata

Nel polverone dello streaming proposto dalla Bobo Tv non ci sono più opinionisti ingessati o mezzi busti a cachet. Non ci sono più conferenze stampa empatiche come lavanderie a gettone. Un miraggio per molti. Al grido di “al diavolo i teorici del calcio!”, incarna a meraviglia una nuova tv per nativi digitali, dove lo share conta più della consapevolezza delle parole.

Per concludere la trattazione, una domanda sorge a questo punto spontanea:

crediamo veramente che tutto questo stia alzando il livello del dibattito calcistico in Italia?

Chi scrive non conosce la risposta al momento. Quest’ultimo però, ad essere sinceri, dopo oltre due ore di live su Twitch, non è più così tanto sicuro che il calcio sia lo stesso sport popolare narrato dalla voce di Bruno Pizzul o di Gian Piero Galeazzi e che non sia invece diventato un mero pretesto per le sparate di Cassano, i sofismi di Adani, le bomberate varie di Vieri e Ventola. Oltre che per i followerzz e i billions ovviamente.

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