raffaella carrà
sara b./Flickr

GRAZIE RAFFAELLA, IDOLO E DIVA IMMORTALE

14 Luglio 2021

Cara Raffaella,

è difficile aggiungere qualcosa al mare di ricordi commossi e di celebrazioni sentite con cui gli italiani ti hanno salutato. Lo è ancora di più per chi, come me, ha vissuto solo gli ultimi anni del tua carriera. Ma che ne sa un ventunenne del ruolo che ha avuto la Carrà. Poco, appunto. O almeno non abbastanza. Per questo oggi non voglio insegnare qualcosa a chi ha vissuto quegli anni, nè pretendere di narrar loro ciò che conoscono meglio di me. Più modestamente, credo di poter contribuire al ricordo raccontando brevemente cosa hai significato per me e per chi ha condiviso un pezzetto di vita con me.

Era notte, le strade di Londra erano deserte. Un gruppo di studenti del Liceo Scientifico Filippo Lussana di Bergamo stavano cantando a squarciagola Pedro e Tanti auguri. C’erano venti ragazzi che, innamorati della vita, marchiavano con alcuni dei tuoi più grandi successi, cantante fuori dal tempo, un ricordo che sarebbe rimastoindelebile nella loro mente. L’allegria, la felicità e la vita che traboccavano da quei canti erano travolgenti e stupivano anche le docenti, divertite dall’entusiasmo di quegli adloscenti per quei pezzi immortali. Quella fu una delle prime volte in cui mi sentii davvero a mio agio con me stesso e con gli altri, fu un momento speciale. Inoltre, veniva eternato un pezzetto in più dell’artista straordinaria che sei stata.

Alla festa per i miei diciotto anni il momento più incredibile e divertente fu proprio quando partì Tanti Auguri. Ma questa volta eravamo ben cinquanta a cantare e ballare, come se fosse stata la hit del momento. Era diventata una canzone nostra, parte della nostra storia. Alla fine di quell’anno scolastico, l’ultimo al liceo, abbiamo aspettato l’ultima campanella ascoltando il Tuca Tuca a palla, altro che Martin Garrix. Dopo la pubblicazione del suo ultimo album natalizio, è diventata colonna sonora anche dei pranzi familiari. Non senza opposizione eh, ma alla fine è anche quel ricordo rimarrà indelebile.

Tante delle persone con cui ho condiviso quei momenti in questi giorni mi hanno scritto e abbiamo ricordato i vecchi tempi. La forza dei grandi artisti è questa, uniscono le generazioni ed entrano prepotentemente nei ricordi più belli. “Dove sono due o più sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. Questa non è (solo) una citazione biblica, ma è la fottuta verità. E vale per tutti i personaggi pubblici che hanno segnato un’era. Così come Kobe Bryant è in ogni campo da basket in cui gioca un ragazzo che ha ispirato, tu sarai in ogni festa in cui risuonerà la sua voce.

Cara Raffaella, sei stata un faro di emancipazione e libertà: hai fatto da apripista a un mondo diverso dal precedente. Hai fatto dell’amore in ogni sua forma la tua bandiera, dell’eleganza il tuo tratto distintivo, del caschetto biondo il tuo simbolo. Sei una delle donne che ha fatto l’Italia, ha unito gli Italiani e continuerà a farlo. La nazionale italiana di calcio ti ha omaggiata facendo risuonare a Wembley Tanti Auguri, cantata a pieni polmoni dai tifosi. Come gli eroi greci, vivrai oltre la morte terrena perché sei parte della storia.

Questo articolo forse risulterà al lettore un po’ sconclusionato e forse è così. Ma non importa, oggi volevo salutarti come si conviene ad un’amica, anche se non ho avuto l’onore di conoscerti di persona. In una delle sliding doors più importanti della mia vita, Raffaella, tu c’eri e hai continuato ad esserci. Mi ha dato il coraggio e la forza di essere come sono. I ringraziamenti non saranno mai abbastanza. Posso solo immaginare cosa tu possa aver significato per le generazioni prima della mia.

Con una lacrima ti saluto, diva immortale.

2 Comments

  1. Sarà’ contenta di leggere queste righe lei credeva e amava i giovani. Vedrai che in qualche modo saprà ringraziarti delle belle parole che le hai scritto. Ti abbraccio Mari’ Cavicchiolo fans di Raffaella dal 1970.❤️

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