Moduli e modelli della Satira nel Settecento
1. Nel Consiglio d’Egitto Sciascia scrive questa cosa a proposito dell’avvocato Di Blasi: «Poiché sentiva di non potere e di non dovere scrivere le cose vere e profonde che gli si agitavano dentro, Di Blasi prese a scrivere dei versi. L’idea che si aveva allora della poesia gli consentiva il pensiero che in essa si potesse anche mentire».[1] Siamo alla fine del Settecento, a qualche anno dalla nascita di Leopardi