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SUSSIDISTAN, NO GRAZIE!

Marco Bentivogli ex sindacalista di Fim-Cisl lancia la sfida con la sua associazione Base Italia, che vuole combattere i populisti di destra e sinistra e si avvia ad essere un punto di incontro per chiunque voglia mettere le proprie energie e il proprio sapere a disposizione del Paese per fermare la deriva assistenzialista e statalista che il governo ha intrapreso. La nascita di Base Italia La sfida è di quelle

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FARE OPPOSIZIONE NELLO ZAIASTAN

La roboante vittoria di Luca Zaia, in grado di catalizzare il 76% dei consenti dei cittadini veneti, proietta il leader in una nuova ed inedita dimensione in cui la storica Lega Veneta viene ridimensionata e travolta dall’ondata di consensi della lista personale di Zaia. Dall’altra parte si assiste al tracollo della coalizione di centro-sinistra guidata dal civico Arturo Lorenzoni che, a livello regionale, non è stato in grado di costruire

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NO PASARAN! IL FALLIMENTO DELLA LEGA NAZIONALE

Le elezioni regionali tenutesi nel biennio 2019-2020 potevano rappresentare l’occasione propizia per la mutazione definitiva della Lega da partito regionale a partito nazionale. I risultati confermano il fallimento della strategia del leader padano Salvini e del suo guru Morisi. Nel 2019, su cinque consigli regionali, la Lega ne conquista soltanto uno (quello umbro) dopo 25 anni di centrosinistra. Il 2020 inizia sulla falsa riga dell’anno appena trascorso. Grazie al buon

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QUALE SCENARIO DOPO IL SÌ?

Negli stessi giornali che hanno fatto campagna incessante per il No, il giorno dopo il referendum si titolava parlando delle regionali. Editoriali passionevoli, interviste di costituzionalisti intimoriti, politici della prima, seconda e terza repubblica mobilitati insieme a senatori a vita ed ex calciatori come Costacurta. Il fatto che dopo questo voto che sembrava dovesse essere il muro ai populismi mostrando una rimonta spettacolare del fronte del no (giravano nelle ore

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3 A 3, PALLA AL CENTRO

Le tanto temute elezioni regionali si sono concluse con un inaspettato pareggio, con il centrosinistra che mantiene Toscana, Puglia e Campania mentre il centrodestra guadagna le Marche e continuerà a governare Liguria e Veneto. Tra vincitori e vinti, qualcosa nel paese sicuramente cambierà tra gli equilibri di coalizione. Con tante incognite all’orizzonte. I RISULTATI Liguria rimane sulla corsia di destra Giovanni Toti vince con largo vantaggio sul candidato di PD/5S

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LE RAGIONI DI UN SÌ RIFORMISTA

Seppur in mezzo a tutte le difficoltà dovute ad una discussione referendaria molto povera, è mio tentativo cercare di restare ancorato al contenuto e partire dal punto fondamentale, nonché l’unico banale quesito di questo referendum: i parlamentari sono troppi? A questa domanda nessuno può dare risposte certe e mi sembrerebbe stupido mettere sulla bilancia costituzionalisti come Carlassare, Ainis, Ceccanti e Onida per il sì, e le preparatissime professoresse della mia

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A SCUOLA DI RILANCIO

In questo caldo settembre di un anno surreale, il governo italiano è impegnato a elaborare un piano per il rilancio da finanziarsi con i soldi del progetto Next Generation EU. Non sarà facile: sono 557 i progetti sul tavolo dei ministeri (di cui molti sono controversi), e non è detto che tutti rientrino nelle direttrici stilate dal Comitato Interministeriale per gli affari europei. Intanto la Francia presenta un piano snello,

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PD E 5 STELLE: UN ANNO DOPO

Il 5 settembre del 2019 giurava il Conte-bis fra lo stupore degli italiani e l’amaro in bocca di chi, soltanto un mese prima, dalla riviera romagnola sognava elezioni anticipate e pieni poteri. In pochi ricordano, o fanno finta di scordare, che l’artefice della difficile e delicata alleanza di governo fra i “populisti brutti e cattivi” e “il partito che si vendeva i bambini con l’elettroshock” è quello stesso Matteo Renzi