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IL COVIDDI C’È E LE COSE SONO UN PO’ PIÙ COMPLESSE

Qualche anno fa uno dei più bei film di Sorrentino dava vita ad un Giulio Andreotti misterioso e abile, a tratti simpatico e serio. In una delle scene più contemporanee della politica un neo direttore di Repubblica Scalfari intervistava (o, meglio dire, interrogava) Giulio Andreotti collegando con un interessante e veritiero gioco tra causalità e casualità alcuni dei drammi che il Paese aveva attraversato durante i premierati Andreotti alla sua

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COVIDDI C’É, MA SOLO DOVE VUOLE IL GOVERNO

Il numero dei contagi si alza e il governo risponde. Sui giornali mille anticipazioni, in tv si discute di un decreto non ancora esistente. Nel caos informativo soltanto una certezza: per evitare il lockdown bisogna abolire la movida. Oggi il Presidente del Consiglio firma l’ennesimo Dpcm che non combatte il virus. Si torna a parlare dei fantomatici Dpcm e future limitazioni causa Covid 19. Tralasciando le considerazioni sul metodo Casalino

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DOMANI RISSA, CHE BELLO

Non è bastata la tragedia. No. È stato necessario trovare immediatamente un capro espiatorio, così da scatenare i social. Quelli lì s’ascoltavano tutto il giorno musica dai testi sguaiati, violenti, maschilisti, al limite del “penale”. Erano fighters e avevano la «licenza» di dare pugni, calci e prodursi in prese da lotta libera. Si pompavano tutto il giorno all’insegna del culto del corpo e della forza bruta. Uccidere qualcuno è il

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DIRE NO, MA NON IN PIAZZA

Ci si prova sempre: arginare a valle nella speranza di far dimenticare che sta a monte il problema. Mettere delle rotelle ai grattacapi nella speranza che vadano e scivolino provvidenzialmente nel verso giusto. Così si tentò di far passare la riforma della prescrizione come una ristrutturazione globale della giustizia, così ora l’oggetto di un referendum che si limita a fissare ad una nuova cifra il numero dei parlamentari viene spacciato

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UN FIUME DI OPINIONI

Una breve riflessione su come cambiare le nostre opinioni, per quanto fondamentale, non vada in accordo con altri aspetti dell’esistenza. Uno dei piaceri della nostra esistenza è conversare: quell’umana tendenza a far vibrare l’aria in maniera tale da suscitare una risposta nei nostri simili. Ora magari a vibrare sono gli schermi degli smartphone e una grande quantità di elettroni, ma l’effetto è lo stesso. Non solo strumento utilissimo ma anche

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LA GENERAZIONE DEGENERATA

In un momento storico paurosamente lontano l’Italia era una terra ricca di cittadini con un’educazione politica almeno basilare, gente fedele ad un ideale e schierata tra le fila di un partito, anche i meno informati avevano una coscienza e potevano sentirsi rappresentati da chi cercava (o diceva di cercare) un modo per dar loro voce. Questa idea di Democrazia era tipica della Prima Repubblica: orientamenti decisi e grandi masse di

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GLI ASSOLUTI STANCANO

Ragionare per assoluti è effettivamente proficuo per il dibattito pubblico? Chi parla di pensiero unico sembra cosciente di pensare con un unico pensiero incapace di ascoltare l’altro? Un pensiero diretto. Sollevare la questione. Ha davvero senso ragionare per assoluti? Credo di no, ma questo è solo il mio pensiero. Chiederanno i più: “cos’è un assoluto?”. La mia risposta è molto secca, forse non ancora abbastanza ponderata. Un assoluto è un

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NE USCIREMO MIGLIORI?

La pandemia ci ha posto una nuova Grundfrage, la heideggeriana domanda metafisca radicale, che ha segnato l’ora più buia e scandirà il nascere della prima alba del mondo post stato d’emergenza: la Covid-19 ha già modificato o modificherà il nostro mondo, la nostra società, il nostro essere-con-gli-altri, la nostra soggettività? La questione è, letteralmente, epocale. La tensione critica donataci da questo interrogativo è preziosa, e non deve essere smarrita in